Fabrizio Ferrante, presidente del consiglio comunale e renziano da sempre, ci ha messo responsabilmente la faccia in una campagna elettorale in favore del «sì». A Trani, però, il «no» ha vinto con proporzioni ancora maggiori: come spiegarselo? «Il dato di Trani è in linea con quello della Puglia ed altre regioni del meridione, che hanno espresso un voto prevalentemente in ragione della simpatia o antipatia rispetto al governo, non entrando neanche nel merito della riforma».
Proprio in Puglia, però, un altro che ci ha messo la faccia, per il «no», è stato Michele Emiliano: adesso potrebbe proporsi per fare le stesse cose di Renzi? «Io non credo che la vittoria del "no" sia intestabile a qualcuno in particolare, ma adesso mi aspetto che Emiliano, cui mi lega una lunga e sincera amicizia, si candidi alla segreteria nazionale del partito per il prossimo congresso nazionale, in contrapposizione a Matteo Renzi, Sarebbe la naturale evoluzione di una situazione che va avanti da parecchio tempo».
Quanto al futuro della Provincia di Barletta-Andria-Trani, in prospettiva del referendum si era scelta la soluzione dell'accordo tra i sindaci e del totale basso profilo, senza neanche costituire un consiglio formato da consiglieri comunali. Alla luce dell'esito del referendum dovrebbe cambiare qualcosa? «Non passando la riforma - risponde Ferrante -, sicuramente le province non verranno cancellate, Ma il problema è che la legislazione di riferimento è la riforma cosiddetta "Delrio", che prevedeva che, comunque, si completasse il percorso di soppressione delle Province attraverso la riforma costituzionale. Ora, dunque, inevitabilmente ci saranno ripercussioni sulla stessa del Rio e non voglio immaginare il guazzabuglio interpretativo che si creerà in questo momento. Quel che è certo è che, domenica scorsa, gli italiani hanno detto che le province non vanno cancellate, quindi dovrebbero essere ripristinate come enti di primo livello e, di conseguenza, si tornerà a fare ricorso ad elezioni dirette».

