Il primo beneficiario del fitto casa 2016 si è piazzato all'esterno della Banca popolare di Bari di corso Vittorio Emanuele alle 0.50. Il successivo è arrivato alle 2, e poi dall'alba, alla spicciolata, tutti gli altri.
Caffè e sigarette per vincere il freddo e mantenersi svegli per i due apripista dei circa duecento cittadini che, intorno alle 8, affollavano il marciapiede di corso Vittorio Emanuele nel tratto compreso fra via Pietro Palagano e via Margherita di Borgogna.
Da lì a poco si sarebbero aperti i battenti della tesoreria comunale per la liquidazione dei rimborsi al canone di locazione riferito all'anno 2014, in favore del primo gruppo di cittadini secondo il calendario stilato ieri dal Comune di Trani. Fino al prossimo 28 dicembre tutti saranno liquidati, anche se più di uno dovrà tornare per il saldo.
«Ne avevamo proprio bisogno - dice il cittadino giunto sul posto già prima dell'1, non potevamo più mangiare». «Almeno abbiamo risolto - gli fa eco una donna, fra i beneficiari più assidui nel rivolgersi agli uffici comunali nei giorni scorsi, per richiedere informazioni su tempi e modi di pagamento -. Peccato per il saldo che ci costringerà tornare, ma va bene così: almeno possiamo pagare i nostri i proprietari di casa e passare un Natale un po' più sereno».
Restano i problemi di fondo, che si chiamano disoccupazione e sfratti. E le stesse nuove misure attivate dal Comune di Trani, vale a dire i cantieri sociali e di cittadinanza, secondo la versione di queste persone hanno cambiato qualcosa ma non ancora inciso in maniera profonda: «È vero - dice un signore 62enne -, grazie ai cantieri sociali e di cittadinanza non stiamo più elemosinando il sussidio, ma lavorare 6 ore al giorno per 20 euro al giorno non è bello, e portare a casa 450 euro al mese non ci permette di fare fronte a tutte le spese».
Ciononostante, e per assurdo, queste some potrebbero anche andare bene se questi cittadini avessero la certezza di lavorare con continuità: «Adesso, però - riprende la donna - i nostri sei mesi termineranno a marzo, quando subentreranno altre 55 persone, e nessuno sa dirci se le misure saranno prorogate e che cosa sarà di noi. Al Comune non chiediamo nulla di particolare, se non un minimo di certezza della continuità del sostegno: se così fosse, nessuno ci vedrebbe più lì, perché come riuscire a sbarcare il lunario».


