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«Trani città senza testa»: l'intervento di Spallucci (Omi)

Mi chiedo, e mi permetto di chiedere a ciascuno dei tranesi: di chi è la colpa se siamo ridotti cosi? Se i giovani vanno via, se le imprese chiudono, se la città è degradata? 
Ovviamente qualsiasi sia la risposta, la strada risposta non risolve il problema. Anzi lo rinvia soltanto. Forse non è che vada ricercata anche con una insufficiente formazione di chi guida la città e più largamente nell'educazione e nella istruzione dei cittadini? Se è così, non vorrà forse dire che la città manca di una classe dirigente all'altezza delle sfide che oggi si presentano quotidianamente?

Ma come vivono o come dovrebbero vivere i cittadini?

Si grida che ci vogliono uomini e donne nuove ma non appena si vedono i segni di un giovane di un "qualche" ingegno allora si scatena l'invidia, la maldicenza, un mal volere. La mediocrità sembra una potenza livellatrice poiché pare in grado di distruggere la apparente uguaglianza.

La città ha bisogno di persone che abbiamo idee chiare per risolvere i problemi. La nostra città non ha bisogno di persone che sono in grado di complicare i problemi esistenti oppure di crearne di nuovi.

Pare che la storia non insegni mai nulla a nessuno.

La città ha necessità dell'impegno di tutti, di dialogo, di ascolto e di soluzioni.
La politica è anche compromesso. Cioè di approfondimento dei problemi, delle soluzioni che richiedono preparazione, conoscenza della materia, tempo per l'esposizione delle motivazioni, e soprattutto il riconoscimento dell'altro.
Quando gli uni di una parte colpiscono gli altri dell'altra parte si accentua la contrapposizione pregiudiziale e quindi della divisività. La rinascita della città passa dalle imprese, dalla cultura, dai giovani.  L'unica vera parola che dovrebbe circolare nella nostra città è: ricostruire.

La prima sfida che dovrebbe veramente appassionare è il lavoro. Per tutti, soprattutto per i giovani. Questo tema deve riguardare la politica, le famiglie, la chiesa, la città.
L'impegno degli adulti, della cosiddetta classe dirigente, deve essere in grado di accendere nel cuore dei giovani il desiderio del bene. In ogni ambito. Se lo sviluppo della città passa attraverso il turismo allora si faccia un piano di sviluppo sul turismo in ogni ambito: congressuale, sportivo, culturale, religioso.

La città deve diventare un laboratorio. Si devono individuare delle iniziative-piattaforma che possono rendere possibile il cambiamento. Dobbiamo fare in modo che la città respiri un ragionevole ottimismo. La carenza della cultura progettuale deve finire. Bisogna che tutti capiscano che senza un lavoro serio, continuativo e profondo sulla partecipazione culturale dei residenti, nessun modello culturale può mai attecchire e produrre effetti duraturi.

Bisogna incentivare la nascita delle imprese culturali e creative. Non bisogna, però, lasciarle sole. Diversamente finiscono per logorarsi in una lotta quotidiana alla sopravvivenza quando invece dovrebbero disporre di risorse necessarie per il decisivo salto di qualità e per dare inizio ad un nuovo ciclo di crescita.

Se questa nuova fase di innovazione culturale diffusa emergerà allora questo sarà il contesto a cui guardare. Per capire e potenziare ciò bisogna pensare in un'ottica di lungo periodo.

Così la nostra città può ritornare ad essere una città di giovani. La classe dirigente cittadina deve essere in grado di restituire il profumo della tranesità che è fatta di regole non scritte ma rispettate, di silenzi e sorrisi complici, quella spinta naturale del fare che è il timbro contagioso della comunità. Trani non può fare a meno di una adeguata classe dirigente. La vita quotidiana delle persone la chiede ora, prima che sia troppo tardi.

Mauro Spallucci - fondatore Omi Trani, Organismo a movente ideale


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