Si è molto parlato nei giorni scorsi del futuro Monastero di Colonna, prossimo all'affidamento in concessione e già con qualche problema riscontrato dopo i lavori eseguiti.
Tuttavia, pochi conoscono cosa nasconde Capo Colonna: proviamo a ripercorrerne le tracce.
Tutto ha inizio nel 1962, quando il professor Francesco Prelorenzo, su segnalazione di alcuni bagnanti, verificò, nelle acque sottostanti il suddetto promontorio, la presenza di materiali dell’Età del bronzo.
Quindi, sotto la direzione del professor Paolo Gambassini, furono riportati alla luce i resti di un insediamento, effettivamente risalente all’Età del Bronzo.
È qui che nasce Trani, come punto d’incontro tra popolazioni japige e daune, provenienti dall’interno, con quelle provenienti dall’altra sponda del mare Adriatico, probabilmente anche con gruppi micenei.
L’Età del bronzo è caratterizzata da notevoli traffici commerciali, basati sull’approvvigionamento dei minerali necessari per ottenere bronzo, rame e stagno.
La scelta di Capo Colonna fu strategica sia perché è facilmente individuabile dal mare, sia per la possibilità di approdo dovuta alla presenza di due insenature, a nord e a sud di quest’ultimo.
L’associazione First - Centro studi tranese, in quest’ottica, dopo accurate ricerche, rende note le foto che dimostrano l’esistenza di questo insediamento che ora è interrato e, quindi, non più visibile.
Come sempre, Trani è come la Luna: ha una seconda faccia che non si può vedere.
Si ringrazia il signor Ruggiero Gorgoglione per la concessione delle foto.
Paolino Ricciardi (First – Centro studi tranese)
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Bibliografia: Luigi Palmiotti, Il popolamento antico nella Puglia centrale, frequentazione antropica, cultura materiale, concettualità tra il VII e il II millennio a.C., Bisceglie 2004




