Ne aveva dato anticipazione martedì scorso, subito dopo la convalida del fermo e conseguente arresto di Vito Corda.
Infatti, la notte tra sabato e domenica scorsi, i carabinieri l'avevano fermato in tempo, prevenendone la fuga, trovando nella sua disponibilità un trolley contenente abbigliamento idoneo per la permanenza in un luogo caldo.
Lo stesso Corda ammetteva che era sua intenzione allontanarsi da Trani già dal mercoledì precedente.
Corda era diretto a Santo Domingo, ufficialmente poiché è legato da una relazione sentimentale con una donna del luogo, e lo scorso 20 dicembre aveva avanzato richiesta, direttamente alla Questura di Bari, di rilascio del passaporto manifestando il chiaro intento di lasciare il territorio nazionale per recarsi all'estero, in uno dei paesi per i quali è necessario quel tipo di documento e non ne sono sufficienti altri validi per l'espatrio.
La Questura, da lì a poco, avrebbe rilasciato il passaporto poiché erano già decorsi i trenta giorni previsti per ottenere quel documento, ma il ritardo della consegna sarebbe legato alla probabile verifica incrociata fra gli elementi indiziari sulle attività criminose in corso e quella richiesta di passaporto a sfondo non soltanto sentimentale.
Una richiesta, paradossalmente, in quel momento pienamente legittima perché, a carico di Corda, non vi sono in questo momento pene da espiare. Tuttavia il pericolo di fuga, secondo gli inquirenti, era oltre modo evidente poiché va anche detto che pendono, a suo carico, ben due procedimenti penali per tentato omicidio, con udienze già fissate per marzo presso la Corte di Cassazione, che potrebbero a breve concludersi con sentenze definitive.
Pertanto, secondo fonti investigative, l'imminente viaggio nel Centro America sarebbe stato pianificato proprio per evitare di essere tratto in arresto qualora le predette sentenze diventassero irrevocabili. La Repubblica dominicana fa parte di quei paesi, cosiddetti "extra Schengen", nei quali sarebbe oltre modo difficile rintracciare un indagato ed eseguire eventuali provvedimenti cautelari, del resto non essendo peraltro utilizzabile lo strumento del Ministero per gli affari esteri.

