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Scacco agli estorsori, chiusi gli interrogatori nel carcere di Trani: solo due rispondono alle domande

Soltanto due dei sette indagati, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere altrettante persone con l'accusa di estorsione aggravata, a volte continuata, a volte tentata, presso esercizi ed aziende della città, hanno reso dichiarazioni nel corso degli interrogatori di garanzia tenutisi ieri presso il carcere di Trani.

Si tratta di Nicola Petrilli e Michele Regano, cui sono contestati rispettivamente uno e due episodio tra quelli che hanno consentito ai carabinieri della Compagnia di Trani, su disposizione del Gip della locale Procura della Repubblica, Rossella Volpe, di arrestare l'altro ieri la banda del racket, capeggiata da Vito Corda, già fermato sabato ed arrestato martedì.

A Regano vengono contestate due estorsioni presso altrettante attività della ristorazione, a Petrilli una presso un'azienda di estrazione e vendita di materiale lapideo. Entrambi hanno reso chiarimenti in merito agli episodi per i quali sono indagati, con l'assistenza dei rispettivi legali. Gli altri arrestati, per il momento, hanno ritenuto di non rilasciare alcuna dichiarazione, sempre d'intesa con i loro difensori, che attendono la chiusura delle indagini e la definizione dell'intero quadro probatorio.

Uno scenario che, in realtà, sembra destinato a completarsi con nuove vicende e, probabilmente, anche nuovi responsabili, così come più o meno esplicitamente emerso l'altra mattina, nel corso della conferenza stampa tenuta da procuratore, Francesco Giannella, con a fianco il sostituto titolare dell'indagine, Marcello Catalano. I riflettori sono puntati su esplosioni di ordigni presso residenze, attività ed uffici, ma, soprattutto, si punta a comprendere da quanto tempo prima, rispetto all'inizio delle indagini, partite lo scorso novembre, il fenomeno delle estorsioni in città fosse abitualmente praticato.

Di certo la Procura non ha dubbi nel ritenere il sodalizio «di notevole spessore criminoso e capace di condotte integranti senza ombra di dubbio i reati di estorsione aggravata - è stato detto -. Le modalità esecutive delle richieste estorsive, le circostanze dei casi, la conoscenza nel territorio della famiglia Corda per noti coinvolgimenti in fatti delittuosi, l'esplicito riferimento al parente Patrizio Romano Lomolino, già detenuto per gravi fatti di sangue, hanno elevato al rango di gravi minacce le richieste di denaro, determinando nelle persone offese la consapevolezza dell'impossibilità di evitare gravi conseguenze in caso di mancata corresponsione dei soldi. Peraltro - hanno concluso -, tutte le condotte sono state poste in essere con la presenza, anche fisica, di più persone pregiudicate».


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