«È meglio che te lo do io il ceffone perché, se ti prende lui, quello è pazzo e non scherza, ma ti uccide». Così, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Michele Regano, detto «panzerotto», rivolgendosi al titolare di un ristorante presso il quale si erano recati lo scorso 16 dicembre per richiedere il pizzo. E Vito Corda, accanto a lui, lo incalzava così: «Vai in macchina e prendi la pistola, che lo ammazzo a questo». Dopo di che, afferrava un grosso coltello da cucina, con lama da 25 centimetri, e lo brandiva contro il ventre dell'uomo minacciandolo di morte.
Due cene a scrocco, 150 euro ottenuti subito e, soprattutto, la minaccia fisica e delle armi - una bianca, utilizzata, l'altra da fuoco, ipotizzata - per ottenerne altri 25mila. Questo è solo uno degli episodi su cui i carabinieri della Compagnia di Trani, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno svolto puntuali accertamenti per definire le responsabilità di Vito Corda e sodali nell'ambito dell'operazione Point break, messa a segno l'altra notte. Il locale in questione sembra l'unico in cui, sebbene con somme inferiori rispetto a quelle pretese, l'estorsione si sia consumata.
In particolare, presso questa attività della ristorazione, sita in pieno centro, a recarsi erano stati Corda, Regano e Pasquale Pignataro, i quali avevano ripetutamente minacciato il titolare, il direttore di sala ed il suo collaboratore, per richiedere loro la somma di 25mila euro. Gli interlocutori si vedevano costretti a consegnarne subito 150 ed a farli sedere a tavola nonostante fossero già in orario di chiusura. Ovviamente, i tre malviventi andavano via senza pagare. Pignataro vi avrebbe fatto ritorno il 21 e 30 dicembre, per conto degli altri indagati, ritirando alimenti da asporto e denaro contante per un valore complessivo di 290 euro.

