È impossibile compilare una “carta d’identità” del giocatore d’azzardo: a cadere nella trappola della ludopatia (dal latino ludum, gioco, e –patia dal greco patheia, stato di malattia, sofferenza), ci sono sia minorenni che persone più adulte.
A Trani, un uomo ha perso alle slot 150.000 euro in un anno; in un’altra città, un anziano, recandosi in una tabaccheria poco dopo aver riscosso la pensione, ha chiesto al commerciante che ogni singolo euro gli venisse “restituito” in “gratta e vinci”. Ben due tabaccai hanno rifiutato di venderglieli.
Ma ci sono anche giovani che, nel chiuso delle loro stanze, giocano online, nella speranza di una vittoria facile. «Secondo le statistiche che riguardano la patologia, fornite dal Ministero della salute – spiega l'assessore al ramo, Felice Di Lernia – in Italia nella fascia di popolazione che oscilla tra il 5 e il 6 per cento si trova un giocatore problematico, tra il 2 e il 4 per cento c’è un giocatore patologico».
Il giocatore problematico è il soggetto che gioca continuamente; il dipendente è colui il quale ha ormai compromesso la sua vita: le relazioni sociali, familiari, lavorative sono state alterate e ovviamente le sue condizioni economiche ne hanno risentito. Dunque, se questi dati fossero veri, nel senso che anche in questo caso abbiamo delle sovrastime, dovendoci affidare alle statistiche, a Trani ci sarebbero tra i 2.800 e 3.360 giocatori compulsivi; tra le 1.120 e 2.240 persone che hanno invece una dipendenza.
Federica G. Porcelli


