Una magra figura. Con queste poche parole si può riassumere la “partecipazione” di Trani all’ottava edizione del censimento “I luoghi del cuore”, promosso dal FAI (Fondo ambientale italiano) e partito il 17 maggio 2016, per concludersi lo scorso 30 novembre.
Del resto, noi eravamo stati facili profeti, quando ne parlammo a circa due settimane dalla chiusura dell’iniziativa, dal momento che quest’anno, a differenza di quanto accaduto nel 2014, non si era costituito alcun comitato che si facesse latore di una raccolta firme ed il nostro estremo appello a ben poco poteva servire. Ora, però, c’è anche l’ufficialità della classifica finale.
Veniamo ai numeri. La classifica ideale che tracciammo nello scorso articolo è rimasta immutata: al primo posto resta ben salda la Cattedrale con – udite udite - 63 voti, dai 48 con cui ci eravamo lasciati; al secondo posto, c’è sempre la chiesa di S. Domenico con 51 voti ed un “incremento” di ben 10 voti; sul gradino più basso del podio, infine, si piazza villa Telesio con 33 voti, dai 26 di fine novembre.
Senza contare l’insensata dispersione di voti, alcuni dei quali, appunto, sono andati a monumenti che non hanno bisogno di restauri (come la Cattedrale, che è già stata in passato soggetta ad interventi, come nel caso del prospetto principale; e lo è tuttora, dato che sono in corso i lavori previsti per l’ipogeo di S. Leucio ed il nartece) o che sono stati da poco risistemati (come nel caso dell’area Lapietra).
Ringraziando preliminarmente tutti gli uomini e le donne di buona volontà che hanno risposto al nostro articolo ed hanno “cliccato” il loro voto sul sito del FAI, bisogna però ammettere, sinceramente, che il bilancio resta impietoso. Nella classifica generale, infatti, Cattedrale, San Domenico e villa Telesio si piazzano rispettivamente al 949°, al 1145° ed al 1837° posto.
E, se si guarda ai migliori risultati ottenuti dalle città viciniore e della nostra stessa provincia (Canosa e Bisceglie su tutti), il risultato appare ancor più deprimente. Difatti, non è la prima volta che questi comuni si distinguono per un maggiore attaccamento ed amore verso il proprio patrimonio storico-artistico e culturale, mentre a Trani difficilmente ci si mobilita per qualcosa, meno che mai per la cultura, che “non fa mangiare”: e questo caso non ha fatto eccezione, sebbene non pagasse pantalone.
Certo, è mancata al riguardo una campagna informativa degna di tale nome, ma questi errori di negligenza, alla lunga, si pagano. E sono proprio questi errori che lentamente affossano una città, come la stessa Trani, che si definisce culturale.
Volendo, infatti, allargare il discorso ad un più ampio spettro, è la cultura che salva dal degrado; quello in cui sta cadendo (o è già caduta, dipende dai punti di vista) la nostra città, scossa da sempre più frequenti fenomeni di micro e macrocriminalità. La Cultura (quella con la “c” maiuscola) è sì studio, ma perché studio, proprio come nella lingua latina, significa anche amore, verso ciò che si è, ma anche ciò che si è stati: e questo, purtroppo, oggi sembra mancare nei tranesi.
Per la cronaca, il primo classificato de “I luoghi del cuore” è il castello e parco di Sammezzano (Reggello, FI), con 50.141 voti totali; a seguire, il complesso monumentale di Santa Croce (Bosco Marengo, AL), con 47.319 voti, e le grotte del Caglieron (Fregona, TV), con 36.789 voti.
La classifica finale è consultabile qui.
Stefano Mastromauro


