Dopo la prima occupazione di Casa Bovio, il 31 luglio 2012, l’ex assessore alla cultura dell’amministrazione Avantario, Franco Caffarella, chiese al sindaco di quel periodo, Gigi Riserbato, di attivarsi perché, recuperando in parte l’indirizzo iniziale, ospitasse almeno parte delle opere dell’Istituto filosofico napoletano, nel frattempo sfrattato dalla sua storica sede partenopea.
Invece, l’amministrazione uscente avrebbe optato per una soluzione diversa, pur non uscendo dal solco culturale che si era voluto originariamente tracciare: centro di aggregazione sociale in cui svolgere attività artistiche e culturali. Casa Bovio sarebbe stata condotta in locazione, all’esito di una procedura ad evidenza pubblica, da soggetto con comprovata esperienza nell'ambito culturale, sociale e/o artistico. Per la cronaca, l'immobile non risulta sottoposto a vincolo e può essere regolarmente concesso in locazione.
La giunta Bottaro, pur senza ancora revocare l'atto dell'esecutivo precedente, sta a sua volta seguendo la strada di partenza, vale a dire la destinazione museale, e si è candidata ad impegnare una somma complessiva di 264mila euro (di cui 200mila finanziati dall'Associazione nazionale comuni d'Italia e la parte restante cofinanziata dal Comune) per il cosiddetto "Ecomuseo d'aMare».
L'ambito è l'avviso pubblico "Giovani rigenerazioni creative", emanato dall'Anci e cui il Comune di Trani si è candidato con una serie di partner ed una proposta progettuale sottoscritta da professionisti, provenienti dall'apposita shot-list ed unici a presentare progetti, vale a dire Rosa Cascella e Andrea Gelao.
Obiettivo, «individuare e sperimentare uno spazio dedicato al rapporto tra la città di Trani ed il proprio mare, attraverso l'azione coordinata di una cooperativa i cui soci, in prevalenza, saranno giovani fra i 18 ei 35 anni». Fra le fasi del progetto, la costituzione della cooperativa di giovani per la gestione del museo, sistemazione ed allestimento della casa natale di Giovanni Bovio.

