Macchine per scrivere disseminate in piazza Duomo, per cogliere il vero attimo e concludere nel migliore dei modi un pregevole corso di tecniche di scrittura. A proporlo, in esclusiva per Trani, uno dei massimi esponenti del settore, Luigi Dal Cin, ferrarese, che ha tenuto in città un corso di 15 ore, frequentato da decine di appassionati tra i 23 ei 60 anni, la maggior parte dei quali docenti.
L'iniziativa, promossa da Polo museale e libreria Miranfù, si è conclusa con un workshop, all'ombra della cattedrale, utilizzando alcune delle 470 macchine per scrivere della collezione della Fondazione Seca, custodita nel museo dell'adiacente Palazzo Lodispoto. «La macchina per scrivere è lo strumento che, nell'immaginario collettivo, è legato ai più grandi scrittori del '900. Ed una piazza come questa è l'ambiente ideale per fare una descrizione accurata, perché tutti i sensi sono attivati: una luce molto bella; il rumore del vento; l'olfatto del mare. Per questo abbiamo pensato di proporre agli ai corsisti un'esperienza di questo tipo».
Un'esperienza che nulla ha a che vedere con il «vintage» e neanche punta ad un utilizzo di macchine, ancora perfettamente funzionanti, fine a se stesso. «Infatti - spiega Dal Cin -, scrivere con questo strumento è molto diverso che farlo con pc o tablet, perché ad ogni gesto corrisponde una conseguenza, che è stampata direttamente su un foglio. E questo costringe lo scrittore ad una riflessione maggiore, ad un tempo che forse non ci si prende più in maniera così consapevole prima di pronunciare sul foglio una parola. E questo rende più dubbiosi, più lenti, ma anche più efficaci nella comunicazione».
Basti pensare che il tablet suggerisce parole secondo un algoritmo che si basa su quelle più utilizzate, «però - fa notare Dal Cin -, questo è un invito alla all'omologazione, anche linguistica. Invece, con la macchina per scrivere, ci sei tu di fronte al foglio e con le parole che conosci, e cerchi di trovare sempre quella più adatta, senza alcun tipo di suggerimento. E solo così può venire fuori lo stile della scrittura».
E la prevalente presenza di insegnanti al corso? «Credo si leghi al fatto - risponde Dal Cin - che, spesso, la scuola si ferma ad insegnare ai ragazzi come non commettere errori di ortografia o logica. Ma scrivere bene richiede tecniche specifiche ed attenzioni che vanno più a fondo».







