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Trani, Villa Maggi e quel vincolo che potrebbe arrivare troppo tardi: la storia di un paradosso

Definire la nuova situazione di Villa Maggi «paradossale» appare, nel migliore dei casi, un eufemismo. E paradossale sembra fare rima con «proverbiale», nella misura in cui si possono richiamare per questa vicenda gli adagi popolari della stalla chiusa, dopo che i buoi sono scappati, o di colui che cerca la lana dopo avere perso le pecore.

Fuor di metafora, al di là delle difformità interpretative di provvedimenti comunali, sembra di comprendere che i tempi della Soprintendenza abbiano particolarmente inciso sul destino di Villa Maggi.

Il Comune, dopo il crollo spontaneo di una porzione dell'immobile, e prima degli interventi di messa in sicurezza prescritti, chiede all'ente di tutela se la residenza ottocentesca abbia un vincolo, ma si sente rispondere di «no».

Poi arriva la pala meccanica e quella che lo stesso dirigente dell'Area urbanistica definisce «demolizione» di parti dell'immobile che non si sarebbero dovute toccare. Solo a quel punto la Soprintendenza si pone il problema, inviando suoi emissari e dichiarando il sito «di interesse», vale a dire degno di approfondimenti che potrebbero preludere alla posizione di un vincolo.

Se solo questo problema si fosse posto per tempo, semplicemente consultando schede e libri, quindi nel migliore dei casi ipotizzando che una villa dell'800 qualche elemento degno di nota dal punto di vista della tutela dovrebbe pur sempre averlo, forse Villa Maggi si sarebbe potuta salvare.

Invece, oggi, la storica dimora di via Di Vittorio è «cambiata», ed anche in questo caso l'eufemismo è servito. Infatti, Villa Maggi appare fin troppo trasformata e compromessa per prevedere un intervento di ripristino delle sue condizioni originali. Ma è anche vero che lo stato del procedimento, a questo punto, lascerebbe escludere l'attività edificatoria che si sarebbe potuta realizzare demolendo l'immobile e cedendo al Comune la percentuale di suolo da destinarsi a servizi.

Di certo, con maggiore tempestività ed attenzione si sarebbe potuto limitare un danno che, in questo momento, appare decisamente consistente, se non irreparabile. 


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