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«Morte di Giorgiana Masi, una storia che i giovani di oggi devono ricordare»: Concetto Vecchio presenta a Trani il suo libro-inchiesta

«Ho scritto questo libro avendo in testa come destinatario mia figlia di 15 anni. I giovani di oggi devono sapere di Giorgiana Masi, devono conoscere questa vicenda di una ragazza uccisa a diciotto anni, il 12 maggio del 1977, su un ponte a Roma, durante una manifestazione in piazza». Così Concetto Vecchio, giornalista politico de La Repubblica ha presentato, nel corso del penultimo appuntamento della rassegna “sTrani incontri”, organizzata dalla associazione Puzzle, la sua ultima fatica letteraria, “Giorgiana Masi, indagine su un delitto italiano” (Feltrinelli).

A conversare con l’autore, il direttore artistico della rassegna, Vito Santoro: «Questo libro parla molto del potere e sicuramente c’è anche una ispirazione a Sciascia. Ma c’è anche un aspetto fortemente narrativo nel romanzo».

Quello di Giorgiana Masi è un delitto irrisolto che ha segnato profondamente l’identità del nostro Paese. Il libro di Vecchio è una inchiesta giornalistica ma anche un giallo ed un libro politico. Durante l’incontro il giornalista ha ricordato il ’77, «uno degli anni più terribili tra “gli anni di piombo”». Francesco Cossiga all’epoca era Ministro degli Interni e nella sua autobiografia, pure molto corposa, non cita mai la tragica morte di Giorgiana: «Il potere non parla mai di questo fatto – spiega Vecchio -. La manifestazione non era autorizzata, infatti in quel periodo Cossiga vietò le manifestazioni, cosa incostituzionale. C’erano stati diversi episodi criminosi, e lui in Parlamento era diventato molto debole. Tutti gli rinfacciavano di non riuscire a tenere l’ordine pubblico».

Vecchio nel corso della sua inchiesta ha incontrato coloro che sono stati, in un modo o nell’altro, coinvolti nella storia, come Marco Pannella ed Emma Bonino (fu il partito dei Radicali a promuovere la manifestazione), un po’ reticenti nel raccontare, probabilmente perché quella vicenda mise in difficoltà il partito, o Luca Boneschi, l’avvocato della famiglia di Giorgiana. Ed è sulla figura di quest’ultimo che lo scrittore si è a lungo soffermato: «Secondo me Boneschi è stato colui che ha pagato veramente». Infatti egli, parlamentare, eletto il 12 maggio 1982, presentò le proprie dimissioni dall’incarico il giorno successivo, perché non voleva usufruire della immunità parlamentare nel difendersi da un’accusa per diffamazione mossagli da un giudice. «Fu lasciato solo – prosegue Vecchio -. E decise di dimettersi per evitare che la storia di Giorgiana fosse insabbiata».

Boneschi è stato citato ultimamente dal Presidente della Camera Luigi Di Maio che l’ha accusato «di percepire il vitalizio nonostante un solo giorno da parlamentare». In realtà Boneschi è morto lo scorso anno anche se, nonostante un solo giorno da parlamentare, ha continuato a percepire il vitalizio sino alla sua scomparsa. Ma questa è un’altra storia.

La vicenda di Giorgiana non è stata mai chiarita, anche a causa di tre perizie contrastanti, alcune delle due, secondo il giornalista «scandalose». Ad oggi, non c’è nessuno in carcere per il suo omicidio. Non si sa chi l’abbia uccisa anche perché il tipo di proiettile che la colpì, secondo una perizia, non era in dotazione alla polizia. Potrebbe essere stato “fuoco amico”?

Il libro di Concetto Vecchio è una importante testimonianza, per la ricostruzione storica e giornalistica accurate, che ricordano soprattutto che «la morte di Giorgiana si poteva evitare».

Federica G. Porcelli


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