«La scelta di Matteo Renzi, che è una scelta astuta, come sempre, testimonia però la capacità di richiamo ed attrazione che hanno i Dialoghi di Trani. Non è un caso che l'ex premier abbia scelto proprio questo luogo in questo fine settimana, comportandosi come in Formula 1, quando un pilota si mette nella scia di un altro per fare meno fatica e poi darsi slancio dell'altro. Il fatto che Renzi abbia fatto questa cosa vuol dire che Trani funziona e i Dialoghi funzionano, ed anche molto bene».
Così Marino Niola, antropologo e giornalista di Repubblica, intervista dal nostro direttore responsabile, Nico Aurora, a margine della «Edicola dei Dialoghi di Trani», il primo incontro s'è tenuto stamani al Kaffein, in via Cavour.
Niola ha elogiato e sostenuto la scelta dell'organizzazione dei Dialoghi di Trani di lasciare il castello svevo dopo quindici edizioni, pur non esitando a confessare il suo disorientamento iniziale: «Nell'arrivare a Trani mi ero fiondato direttamente al castello, dando per scontato che la manifestazione si tenesse sempre lì - ha rivelato ai presenti -, ma, arrivandoci, mi ero reso conto di un deserto spettrale e, a quel punto, ho compreso ed apprezzato questa spinta verso un decentramento che, in realtà, è una valorizzazione del proprio patrimonio. A mio avviso, non soltanto gli organizzatori hanno fatto bene, ma, se posso dare un mio modestissimo consiglio, ancora meglio farebbero a non tornare più al castello che, a mio avviso, sembra un luogo troppo compassato e militarizzato, che non aiuta invece la condivisione che Palazzo Beltrani ed altri luoghi hanno, effettivamente, favorito».
Dunque, il decentramento delle sedi funziona, ed ancora più leggere libri: «Assolutamente sì - conferma il docente dell'Università di Napoli -: leggere libri non solo funziona, ma è doveroso e prezioso perché leggere libri ci fa alzare di una spanna rispetto a questa sorta di melma dell'informazione corrente, e ci aiuta a capire davvero come stanno le cose. La ragione per cui oggi, tutti noi annaspiamo, è che ci fidiamo troppo della rete, ma quello che ci dà la rete non è merce di buona qualità. Nella maggior parte dei casi è confusione più che informazione. Leggere libri, invece, ci dà da un ancoraggio certo, sicuro».
(foto Antonello Pappalettera)



