Gasolio e oli minerali: questo l'Arpa ha accertato essere stato stoccato nella cava dismessa di contrada Tufarelle, che continua a fumare ininterrottamente da 46 giorni.
Peraltro, neanche il soffocamento del fuoco, operato lo scorso 31 ottobre, non è servito ad arrestare l'incendio: infatti, chiusi i focolai precedenti, il fumo si sta sprigionando da altre crepe apertesi in seguito allo smottamento del terreno all'origine della combustione.
Il rapporto, comunicato ieri dall'Arpa alla Procura della Repubblica di Trani, che continua a tenere il sito sotto sequestro, ai carabinieri del Noe, al Comune di Trani ed alla proprietà del sito, riferisce testualmente di «una forte concentrazione di idrocarburi pesanti, che qualifica la sostanza versata come una miscela di gasolio ed oli lubrificanti».
Per questo motivo, da lunedì prossimo, sempre l'Arpa farà partire l'iter previsto dall'articolo 244, comma 1, del decreto legislativo 152 del 2006, che qualificherà quell'area come «sito contaminato», così da emanare le prescrizioni affinché la Provincia, quale organo preliminarmente competente, e per conoscenza Regione e Comune, provveda alla messa in sicurezza e bonifica della cava.
«Il dato non è così grave come sembra - commenta il sindaco, Amedeo Bottaro -, perché la nostra paura era che fossimo in presenza di policlorobifenili (meglio noti con la sigla Pcb, ndr), miscele viscose usate fino agli '70 e poi bandite perché particolarmente tossiche. Certo - ammette il primo cittadino -, anche quello che c'è non può farci stare sereni, perché neanche con gli idrocarburi si scherza. In ogni caso, il quadro appare meno grave di quanto temevamo, fermo restando che vi è la necessità assoluta di intervenire presto, e con massima efficienza ed efficacia».


