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Monumento ai caduti nella villa di Trani, la guida turistica Moselli ne ripercorre la storia e aggiunge: «Dov’è finita “la Vittoria”»?

Il Comitato di Assistenza Civile alla Guerra fu il primo a decidere, assieme al comune di Trani, di erigere un monumento ai caduti tranesi. Nel 1919 si formò una commissione di trenta componenti e si fissò come data d’inaugurazione la primavera del 1921. Purtroppo i tempi si allungarono. Il Comitato raccolse sedicimila lire e il comune per accelerare la realizzazione ne stanziò diecimila. Per l’esecuzione del monumento fu approvato il bozzetto di Antonio Bassi che, assieme all’avvocato Pugliese e al Commendatore Sorìa, volle fortemente come sito l’area della villa comunale prospiciente la balconata sul mare. 

Il Comitato scelse la villa per omaggiare il luogo che vide i nostri “500” giocare da piccoli, e dove molti di loro, votati alla patria, sognavano da questa sponda di potersi congiungere con l’altra parte dell’Adriatico.

L’inaugurazione, avvenuta nel 1924, vide la partecipazione del Principe Savoia Duca delle Puglie.

La caratteristica principale dell’opera è di distaccarsi da tutti gli schemi consolidati. Nella forma, in quanto si armonizza con la circostante architettura arborea e lascia libero lo sguardo di spaziare oltre l’orizzonte marino, prendendo una luce e intensità particolare. Bassi creò una vera e propria scenografia, l’insieme artistico più interessante e suggestivo presente in città.

Il monumento è costituito da un corpo centrale sporgente, raffigurante più che un basamento alla figura, una specie di altare su cui è poggiato il gruppo scultoreo.

 Ecco come venne descritto all’epoca: “L’Idea, ferma nel volto, sembra irradiarsi di luce e di colore e seppur statica nella linea, si avanza tutta fremiti, battuta dall’ala che accompagnò il volo della vittoria di Samotracia, della vergine divina “lieta del fato”. Regge con la mano sinistra la vittoria di Roma. Ai suoi piedi, confuso nello stesso masso, da cui emerge la Dea, il Fante d’Italia, nudo nella sua perfetta nudità di spirito, come si specchiò nell’acqua dell’Isonzo. Egli è ferito nel corpo e vivo nello spirito, raccolto sotto l’ala della Patria esultante e in atto di tacita offerta offre il suo spasimo che non ha volto e non ha eco”.

 La dea e un martire, l'idea e l’uomo, la patria e il soldato. La vita abbandona l'uomo e si rifugia nell’idea…

Non vi sembra che manchi qualcosa? “ la Vittoria” nella mano sinistra dove è finita?  Secondo le mie ricerche è sparita tra la fine degli anni ’40 e gli anni 50, manca da almeno settant’anni.

Eliminata perché in un conflitto non vi è mai vittoria? Oppure semplicemente rubata e scomparsa dai ricordi dei tranesi?  Se pensiamo che il monumento è sotto gli occhi di tutti sembra incredibile. In merito non ho trovato nulla se non uno spiacevole episodio di vandalismo perpetrato la notte del 3 novembre del 1968, quando fu cosparso di vernice nera.

Eppure si nota benissimo, come possiamo vedere nella foto ingrandita, il perno di ferro che doveva sostenere la statuetta. Sembra che nessuno si sia mai posto il problema.

Se la mancanza di questa parte del monumento mi lascia perplesso quello che circonda la scultura lascia l’amaro in bocca.

La pavimentazione è ormai disintegrata.  La scenografia si completa con le panchine artistiche, forse troppo poco valorizzate ma molto importanti, raffigurano quattro volti con i nomi dei fiumi che ci ricordano momenti cruciali della Grande Guerra: Adige, Piave, Livenza e Isonzo.  Anche la balconata sull’Adriatico  fu progettata da Antonio Bassi,  le colature della ruggine sono nette non solo sui motivi delle ringhiere ma anche sul bianco della pietra.

Forse rischio d’esser pedante ma permettetemi, un monumento di questa levatura può avere davanti fioriere in graniglia? Per cortesia togliamole. Ridiamo la giusta dignità a questo luogo cosi importante, che sia eseguita la manutenzione dovuta e sia fatta luce sulla “vittoria” mancante. Non dimentichiamolo che siamo solo custodi

Andrea Moselli - guida turistica


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