La discarica di Trani è chiusa da 40 mesi. Amiu, da quel momento, ha affidato prima alla società Alkema, di Modugno, poi alla Arace laboratori, di San Severo, le analisi di campioni d'acqua prelevati dai pozzi al servizio della discarica.
Dai rapporti, rilasciati dai rispettivi chimici, erano emerse, soprattutto nella prima fase, criticità relative alla presenza di metalli delle acque prelevate dai pozzi: nichel, nel pozzo P2m, a monte; manganese, nel P6v, a valle, ritenuto il più vicino al luogo che si considera teatro di una rottura della membrana e conseguente fuoriuscita di percolato oltre le pareti della discarica, e quindi nella falda.
Le analisi, spesso, sono avvenute in contraddittorio con l'Agenzia regionale per l'ambiente e l'ultimo rapporto è arrivato proprio nei giorni scorsi, sebbene faccia riferimento a prelievi eseguiti tra il 25 e il 26 settembre scorso. Ebbene, il direttore del Dipartimento regionale di Arpa, Giuseppe Gravina, ha certificato che «non si evincono superamenti dei valori limite rispetto alla tabella prevista per legge, con l'eccezione di due non conformità per il solo parametro "solfati", nei pozzi Cb1 e S9».
Alla luce del lavoro svolto dall'Arpa su tutti gli undici pozzi e piezometri esistenti, sembrerebbe di comprendere che la discarica si sia ormai stabilizzata in uno stato di minore pericolosità rispetto a quanto avveniva nei primi due anni successivi alla chiusura.
Anche perché, nel frattempo, i dati di Amiu si sono rivelati pressoché sovrapponibili a quelli di Arpa, così che il contraddittorio sembra abbia rafforzato le sicurezze, piuttosto che alimentato i timori.
