L'ex ristorante La vela, sul lungomare Cristoforo Colombo, nei pressi dell'intersezione con via San Magno, potrebbe riaprire. È la conclusione di una lunga e complessa ricognizione del dirigente dell'Area urbanistica, Michele Stasi, in merito allo sviluppo della vicenda relativa alla concessione demaniale marittima rilasciata a nome della Sunflower, nel 2004, ed alla luce di una sentenza del Tar Puglia del 2011, favorevole alla stesa società ai fini del mantenimento della concessione e ricostruzione del'immobile, oggi demolito.
DALLA DEMOLIZIONE AL DEGRADO
Infatti, attualmente quella porzione di lungomare versa in uno stato di totale degrado, a causa della presenza del rudere di un'ex fiorente attività della ristorazione. La società titolare della concessione demaniale, per quanto scaduta, ha continuato regolarmente a pagarne il canone e, da tempo, ha proposto un progetto di riqualificazione dell'immobile attraverso la demolizione, già avvenuta molti anni fa, e successiva ricostruzione mantenendo gli stessi volumi dell'edificio preesistente.
Il dirigente ha reputato che, quello proposto, «altro non è se non un intervento di ripristino/ricostruzione di edificio e strutture precarie legittimamente preesistenti - si legge nel provvedimento -, che si vuole ricostruire nel rispetto della medesima sagoma un tempo esistente (secondo quanto individuato nel testimoniale di stato dei luoghi ai fini dell'acquisizione allo Stato ed iscrizione nell'inventario dei beni del Demanio pubblico, ramo marina mercantile), sebbene con l'introduzione di innovazioni tecnologiche e strutturali idonee a rendere l'opera più adeguata all'uso preesistente ed a consentirsi in condizioni di maggiore sicurezza». Stasi, peraltro, precisa che «il provvedimento determinativo ha natura di tipo esclusivamente ricognitorio, poiché l'atto comunale di assenso alla ricostruzione deve essere necessariamente preceduto dall'acquisizione di tutti i pareri e nulla osta prescritti per legge».
Il progetto è stato presentato dalla stessa Sunflower, per mano del proprio legale rappresentante, Giuseppe Fiore, per ottenere un nuovo rilascio di autorizzazione all'esecuzione dei lavori di ristrutturazione edilizia per ripristinare in toto i manufatti preesistenti. L'istanza è stata sollecitata con un'ultima nota acquisita al protocollo di Palazzo di Città lo scorso 21 dicembre.
LA VICENDA LEGALE
A sbloccare la vicenda, in particolare, la rinuncia della Regione ad appellare in Consiglio di Stato la sentenza con cui il Tar Puglia aveva accolto il ricorso della Sunflower contro il provvedimento con cui il dirigente del Suap di Trani, il 6 marzo 2009, tenuto conto delle eccezioni del Settore demanio e patrimonio della Regione, determinava il non rinnovo della concessione demaniale e in conseguenza il blocco di tutti i lavori, rigettando anche il permesso di ricostruzione dell'ex ristorante.
Il Tar, invece, accoglieva sia l'istanza di sospensiva, sia il ricorso nel merito del provvedimento comunale. Alla sentenza del tribunale amministrativo la Regione Puglia proponeva appello con istanza cautelare. Il Consiglio di Stato l'accoglieva, sospendendo quindi l'efficacia della sentenza di primo grado.
LA RETROMARCIA DELLA REGIONE
Tuttavia, nell'attesa del giudizio di appello, ed in prossimità dell'udienza pubblica, la Sunflower faceva pervenire all'amministrazione regionale un'apposita istanza di riesame, chiedendo a Bari di riconsiderare la decisione e dichiarando la propria disponibilità a rinunciare al rimborso delle spese liquidate dal Tar, in danno della Regione, nonché rifondere le spese legali, sino ad allora sostenute, in caso di rinuncia all'appello proposto.
La Regione Puglia riconsiderava la vicenda e riteneva insussistenti le ragioni per proseguire il giudizio, consolidando così la sentenza del Tar, favorevole alla società titolare della concessione demaniale. Concessione che, nel frattempo, come scrive lo stesso dirigente comunale, la Sunflower «ha regolarmente pagato, versando i canoni annuali pur in assenza dell'immobile destinato a ristorante e senza, quindi, che nel concreto vi venisse svolta alcuna particolare attività a ragione e giustificazione dei canoni versati».





