«Siamo in un Paese che vive in un eterno presente, pensiamo di lasciare da parte il passato e non pensare al futuro. Credo per questo sia straordinario che si continui a ricordare, dopo tanti anni, il sacrificio di Alfredo Albanese. Lo dobbiamo al figlio, che non ha mai conosciuto suo padre, ed alla vedova, Teresa Frigione».
Così Franco Gabrielli, Capo della Polizia, intervenuto nel corso di un incontro al Polo museale, in piazza Duomo, dedicato alla figura di Alfredo Albanese, commissario della Polizia, nativo di Trani, assassinato a Mestre dalle Brigate Rosse il 12 maggio del 1980, nel pieno degli anni di piombo. Proprio per questo, la manifestazione è servita, anche e soprattutto, per una riflessione sui temi della sicurezza e legalità.
«Anche se nel 1980 il terrorismo era un fenomeno molto preoccupante - ha ripreso Gabrielli -, Albanese non aveva la scorta. Perché chi porta la divisa sa che il proprio dovere non è essere difeso, ma difendere. Oggi Trani gli restituisce qualcosa, perché la comunità si stringe attorno allo straordinario figlio della sua terra. Ed Albanese è anche nostro figlio, e fratello, esempio cui guardare».
Gabrielli ha, quindi, lasciato il Polo museale - che peraltro ha rapidamente visitato prima dell'incontro, rilasciando la sua firma sul libro d'onore -, per altri impegni istituzionali già precedentemente assunti.
il sindaco Amedeo Bottaro, a sua volta, ha donato a Franco Gabrielli il Libro rosso della Città di Trani.
La serata è proseguita con alcune testimonianze e la visione di filmati dell'epoca della Rai, il cui giornalista del Tg3 regione, Leonardo Zellino ha moderato l'incontro.
Albanese era entrato in Polizia pochi anni prima, lasciando un impiego in Veneto. Aveva solo 33 anni e sua moglie era incinta di sette mesi. Nel filmato si sono rivisti anche i funerali a San Giuseppe, la chiesa in cui, cinque anni prima, Albanese si era sposato. A celebrare il rito, monsignor Giuseppe Carata.














