L'uscita da palazzo Lodispoto di Gabrielli era sembrata il preludio ad un progressivo affievolirsi dell'interesse dell'incontro dedicato alla figura di Alfredo Albanese. Ed invece quando sua moglie e vedova, Teresa Friggione, ha preso la parola, il clima è parso quasi surreale.
«Noi avevamo paura del vicino di casa, del collega - ha esordito -. Dappertutto potevano esserci un covo, un terrorista. I giovani non sanno quello che è successo, perché a scuola non si arriva a studiare quel periodo, tanto che spesso mi chiedono di parlare ai giovani. Si parla di Alfredo, ma una cosa che ho letto per caso, e poi verificato, ma che non viene scritta, è che Alfredo aveva rivelato di avere individuato in Cesare Battisti l'autore di un delitto, quello di Lino Sabbadin, e, due giorni dopo, morì. Ma Battisti non ha fatto nemmeno un giorno di carcere, mentre mio marito è morto». Lino Sabbadin nel corso di una rapina ai suoi danni aveva sparato a un rapinatore, uccidendolo. Fu a sua volta ucciso nella macelleria di sua proprietà il 16 febbraio 1979 da un commando di terroristi, "punito" perché aveva reagito a quella rapina.
La vedova Albanese non ha potuto neanche non citare Barbara Balzerani, l'ex brigatista che ha presentato un libro proprio a Trani: «Un altro ex Br, Raimondo Etro, le ha detto che "questo Stato che ti permette di parlare è lo stesso che volevamo distruggere". Posso solo dire che questa gente è morta inconsapevolmente. Non è stata una guerra, ma una barbarie, una guerra unilaterale. Ecco perché chiedo sempre ai giovani di conoscere il passato, adoperandosi perché non accadano più queste cose».

