L'inizio del ministero pastorale di Mons. D'Ascenzo a Trani è proseguito in Piazza Addazi, dove ha salutato il prefetto della Bat, il presidente della Bat, i sindaci presenti, le autorità civili e militari, che sono intervenuti.
Di seguito il discorso.
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Ringrazio sentitamente per le parole che mi sono state rivolte.
A motivo della vostra sincera e calorosa accoglienza, mi sento già di casa, in famiglia. Da oggi divento cittadino di questa terra! Mi commuove il pensiero di iniziare a vivere in una terra straordinariamente bella, soprattutto a motivo delle belle persone che la abitano e di quanto hanno saputo realizzare. È bastato poco per rendermene conto le scorse settimane, quando sono venuto in segreto, più o meno, incontrando la gente del posto e cominciando a percorrere le strade della Diocesi.
Nei giorni passati, preparandomi a questo momento, ho fatto su me stesso una considerazione che vorrei ora condividere: pensavo che, se il Signore non mi avesse chiamato al sacerdozio, non avrei avuto difficoltà ad impegnarmi nella vita politica, intesa come servizio alla polis, alla comunità umana, perché tra impegno politico e ministero sacerdotale, anche se non sono realtà sovrapponibili come è evidente, vedo un fondamentale elemento comune e cioè il servizio alle persone e alla persona. Siamo tutti chiamati e impegnati in questo servizio, realtà politica, militare, ecclesiale, anche se in modalità e con funzioni diverse. È questo che rende preziose e nobili le nostre esistenze, il servizio al bene comune e al bene del singolo, soprattutto dei più piccoli, cioè i poveri, gli anziani, i malati, coloro che hanno sbagliato, i più fragili.
Per questo motivo sento il desiderio di rendermi disponibile a collaborare, a dare il mio povero ma sincero contributo a servizio della nostra gente, convinto che il rapporto con Gesù si giochi attraverso il rapporto con i fratelli. Un giorno quando ci troveremo faccia a faccia con Lui ci dirà: «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi …tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me …tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me» (Mt 25,35-36.40.45).
Giorgio La Pira, il santo sindaco di Firenze, a questo proposito diceva che «Siamo tutti samaritani. Bisogna scendere, ogni giorno, da Gerusalemme a Gerico». L’evocazione della famosa parabola del Vangelo in cui Gesù porta ad esempio di vita il comportamento del buon samaritano che si prese cura di quel tale che era stato derubato e malmenato dai briganti, è un invito a scendere/andare verso gli ultimi, chi sta nel bisogno, chi domanda il nostro aiuto.
Non abbandoniamo mai di frequentare la scuola del servizio e del rispetto della persona, la persona in quanto tale senza distinzioni o discriminazioni di alcun genere. Ciò vale in modo particolare oggi, Giorno della Memoria in cui commemoriamo tutte le vittime dell’Olocausto. Preghiamo per loro e perché questo orrore non accada mai più.
Desidero concludere con un augurio che prendo dall’ultimo messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace. In questo testo ci propone l’immagine biblica della nuova Gerusalemme (Is 60; Ap 21), città con le porte sempre aperte, guidata dal sovrano che è la pace e con la giustizia come principio che governa la convivenza al suo interno. Nuova Gerusalemme che scende dal cielo, città pacifica, giusta, aperta, un modello da promuovere nelle città in cui viviamo favorendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia, realizzando la promessa di pace.
Le parole di Papa Francesco oltre che impegnative mi sembrano anche molto belle. Possano esserci di stimolo nel convogliare in questa direzione il nostro impegno e la passione per le persone di questa terra.























