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La Diocesi di Trani ha ufficialmente la sua nuova guida spirituale, Mons. D'Ascenzo. Confermate le nomine fatte da Pichierri

Alle 17.40 il metropolita Monsignor Francesco Cacucci ha ceduto la cattedra a Monsignor Leonardo D'Ascenzo, che è ufficialmente arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie-Nazareth.

È avvenuto all’interno della cattedrale di Trani, dove è stata letta anche la nomina ufficiale di Papa Francesco, di cui riportiamo uno stralcio: «Al diletto figlio Leonardo D’Ascenzo, del clero della Diocesi di Velletri-Segni, fino ad oggi Rettore del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, eletto Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, con annesso Titolo arcivescovile di Nazareth, salute e Apostolica benedizione. Dovendosi provvedere al pastore per la chiesa arcivescovile di Trani-Barletta-Bisceglie con annesso titolo arcivescovile di Nazareth, vacante per il decesso del suo Vescovo Giovanni Battista Pichierri, di venerata memoria, è parso a Noi, successore del Beato Pietro e Padre universale, udito il parere della Congregazione dei vescovi, che tu, diletto figlio, essendo munito delle necessarie qualità ed esperto di teologia dogmatica e spirituale e delle realtà ecclesiali, sia idoneo a guidarla. […] Abbi cura, diletto figlio, assistito dai doni dello Spirito Paraclito, di pascere i fedeli affidati alla tua sollecitudine, affinché proseguano ogni giorno a crescere nelle virtù cristiane e si impegnino a riporre ogni loro speranza nel Signore (Sal 73, 28), compiendo la Sua santissima volontà, nella quale risiedono la vera pace e la vera gioia […]». Prima della messa, D’Ascenzo ha baciato il crocifisso.

Alle 17.50 l’arcivescovo ha aperto la liturgia introducendola citando un passaggio dell'Apocalisse che richiama il transito attraverso una porta. «Io da quella porta voglio entrare discretamente – ha detto Mons. D’Ascenzo - e umilmente, non prima di avere educatamente bussato. Così mi pongo nei confronti di questa comunità che mi accoglie e che sento fraternamente vicina e alla quale darò tutto me stesso per il suo bene». Mons. D’Ascenzo ha poi ricordato Mons. Pichierri: «Ho percepito la vostra sofferenza per la morte di Monsignor Giovan Battista Pichierri. Prego per lui e per tutti coloro che insieme con l'amministratore diocesano monsignor Giuseppe Pavone si sono prodigati in questi sei mesi per il bene della chiesa diocesana».

Il primo canto intonato durante la liturgia è stato il Kyrie Eleison, scritto da Padre Giovanni Maria Rossi nel 1994 per il nono centenario della morte di San Nicola il pellegrino. Kyrie Eleison, Signore pietà, era il suo motto ripetutamente pronunciato in presenza di tutti.

È stato letto il Vangelo secondo Marco 1,21-28: «In quel tempo, nella città di Cafarnao Gesù, entrato proprio di sabato nella sinagoga, si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi. Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: “Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio”. E Gesù lo sgridò: “Taci! Esci da quell’uomo”. E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!”. La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea».

Di seguito l'omelia.

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“… Quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza… mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione” (1Cor 2,1-3). Così si rivolge San Paolo alla comunità di Corinto. Prendo in prestito le sue parole per dirvi di non aspettarvi particolare eccellenza della parola o della sapienza! Sono consapevole dei miei limiti e fragilità, timori e trepidazioni per questo chiedo al Signore di servirsi di me perché, attraverso il sostegno forte del suo Spirito, possa essere capace di portare le sue parole. Ma ancora di più perché tutta la nostra Chiesa, come ci ha detto la prima lettura, sia profetica cioè portatrice delle parole del Signore e di nessun altra divinità. Chiedo ancora al Signore il dono della disponibilità e generosità perché possiate contare sulla mia vicinanza, amicizia e familiarità per tutto il tempo in cui la Provvidenza di Dio permetterà che io viva con voi e tra voi…

Il vangelo di Marco ci ha presentato Gesù che, da buon ebreo, si reca in giorno di sabato nella sinagoga di Cafarnao per partecipare al culto, alla preghiera. La sua presenza e la sua parola non lasciano indifferenti, provocano la reazione di un uomo posseduto da uno spirito impuro che comincia ad imprecare contro di lui: che vuoi da noi? Sei venuto a rovinarci? So chi tu sei!

Da queste parole si capisce che il problema di questa persona è quello di avere un’immagine distorta di Dio visto non come alleato dell’uomo ma come avversario.

- Che vuoi da noi, che c’entri con la nostra vita? Oggi diremmo che c’entri con la politica, con l’economia, con il lavoro, con la scuola, con il condominio, con il tempo libero, con i nostri giovani, con le nostre famiglie? È pensare che Dio non abbia nulla a che fare con il concreto della nostra vita. Al massimo lo incontriamo e ascoltiamo in chiesa, poi usciti fuori è tutta un’altra storia.

- Sei venuto a rovinarci! Pensare che il Signore sia un limite, una riduzione per la vita dell’uomo, uno che ci impedisce di vivere a pieno la nostra esperienza per cui se Dio non ci fosse, se non ci fossero i comandamenti, il Vangelo, saremmo uomini e donne più liberi!

- So chi tu sei! Credere che sia sufficiente sapere delle cose; accontentarsi di ascoltare, magari la predica, senza che questo incida nella vita di tutti i giorni. Un conto è quello che si dice in chiesa altro le situazioni che viviamo.

Non è questo il volto di Dio. Non è corretta questa percezione di lui. Ecco allora le imprecazioni, e tutto ciò della messe, dono di Dio, e impariamo a sperimentare stupore, gratitudine, a coltivare speranza.

Per questa Diocesi è consuetudine che venga nominato un Vescovo di esperienza, non di prima nomina perché, la nostra, è una Chiesa di lunga tradizione, vivace, numericamente grande. Queste stesse caratteristiche risulteranno preziose a partire da oggi che accogliete un Vescovo appena ordinato. Non porto con me alcuna esperienza in tal senso. Sarà questa Chiesa, sarete voi ad aiutarmi nell’apprendere il servizio che mi attende. Da parte mia, come si dice, dovrò studiare… Certo è che, se la nostra Diocesi finora ha avuto il privilegio di ricevere pastori di esperienza, oggi ha l’opportunità di accogliere, accompagnare un Vescovo giovane, come mi sono sentito dire, e crescere con lui.

La messe è molta come ci ricorda il Vangelo, senza ignorare problemi o fatiche che certamente non mancano e non mancheranno, con il cuore e lo sguardo positivi perché abitati e trasformati dallo Spirito iniziamo sotto la protezione materna di Maria, e dei Santi Patroni Nicola, Ruggero, Mauro, Sergio e Pantaleone questa nuova avventura alla sequela dell’unico vero maestro, il Signore Gesù.

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Mons. D'Ascenzo ha confermato tutte le nomine e gli incarichi precedenti: Mons. Giuseppe Pavone resta vicario generale, Don Mimmo de Toma vicario territoriale. È un segno di massima continuità nel solco lasciato da Monsignor Giovan Battista Pichierri.

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