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L'arcivescovo ai detenuti del carcere di Trani: «Onorato di iniziare il mio ministero con voi. E voglio tornare a farvi visita, da amico»

«La celebrazione della messa è il momento dell’incontro con Gesù, che viene a stare in mezzo a noi, nella nostra vita e nel nostro cuore. Nelle sue mani riponiamo le nostre fragilità ed i nostri peccati, così che ci renda degni di celebrare questa santa messa».

Così Mons. Leonardo D’Ascenzo, vescovo di Trani, aprendo la messa officiata nella cappella del carcere di Trani, davanti a settanta detenuti che lo hanno accolto con un caloroso applauso all’ingresso in chiesa.

Don Leonardo ha stretto le mani a ciascuno di loro, ed ascoltato la storia di uno, in particolare, Saverio, del quale proprio ieri ricorreva l'anniversario della morte della mamma: il detenuto, mostrandogli la foto, ha chiesto al vescovo di esprimere un’intenzione per lei durante la preghiera eucaristica.

«Prima di venire qui da voi – ha detto don Leonardo aprendo l’omelia -, ho visitato il monastero delle Clarisse, qui vicino. I due edifici sono stati costruiti insieme, ma questo è il luogo delle pene, quello il posto dell’amore. Loro, con la preghiera, si prendono cura anche di voi».

Quanto ai detenuti, «comprendo che chi si trova in un luogo di pena abbia un cuore appesantito, duro, si senta una persona isolata e non amata. Ma il vangelo di Marco, che abbiamo letto, oggi, ci dice l’esatto contrario: infatti, nella sinagoga in cui Gesù insegnava, c’era una persona con gli stessi problemi vostri, che pensava che Dio non s’interessasse alla sua vita. Gesù gli risponde “taci” non rivolgendosi alla persona, ma al problema che aveva dentro”. Secondo mons. D’Ascenzo, dunque, “Dio ama tutti e ciascuno di noi, e di voi, non deve sentirsi escluso perché Gesù ha un posto per ognuno».

Il vescovo ha confessato ai detenuti che «è vero che ieri sera ho fatto l’ingresso in diocesi, ma questa, con voi, è la prima vera messa che celebro qui. E ci voglio tornare e diventare vostro amico, perché noi tutti siamo amici di Gesù e fratelli fra noi. Io voglio diventare vostro amico e coltivarla al meglio questa amicizia. Non voglio venire qua a celebrare messe, ma ad incontrarvi e stare con voi, perché mi sento davvero vostro amico. Contate sempre su di me».

Don Leonardo ha chiesto ai reclusi «di ricordare, quando pregate, il servizio che io porterò avanti in questa diocesi, ed io pregherò per voi, perché siete miei fratelli e meritate una nuova possibilità, perché Dio accoglie tutti e non lascia indietro nessuno».

Parole che rafforzano il senso dei primi passi compiuti dal vescovo nella sua diocesi: visitare i luoghi in cui si presta attenzione agli “ultimi”, per ridare loro una speranza, una possibilità, e testimoniare loro la vicinanza del Signore, vera forza per la loro redenzione.

Ed intanto, alla fine della messa, è stato proprio Saverio a leggere una preghiera per la mamma, eletta come simbolo dei lutti e sofferenze di ciascun detenuto.

È il lato umano di un luogo di pena, una piccola storia che apre una nuova, grande speranza di un domani diverso. E migliore.


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