È terminata la rassegna “Il violino di Auschwitz” dedicata alla Shoah. Organizzata e pensata da Fondazione Seca e libreria Miranfù, con il patrocinio morale della Comunità ebraica di Napoli e la collaborazione dell’Assessorato alla cultura del Comune di Trani, la serie di appuntamenti tra il 16 ed il 26 gennaio ha interessato gli studenti delle scuole elementari e medie di primo grado.
«È giusto iniziare a parlare della storia, anche quella che fa male, anche agli studenti più piccoli. È ovvio, cambia il linguaggio, si cerca di renderlo accessibile e non spaventoso, insomma, lo si adatta ad una fascia d’età normalmente esclusa da questioni come le guerre o i fatti storici – dice uno degli organizzatori, Enzo Covelli – che fanno rabbrividire, ma che abbiamo il dovere di ricordare per impegnarci a non ripetere».
Così attraverso laboratori artistici, visite guidate, proiezioni di film, mostre, presentazioni di libri e spettacoli teatrali, più di tremila bambini hanno partecipato alla dieci giorni appena trascorsa.
Ospite d’eccellenza di questa rassegna, destinata ormai ad avere cadenza annuale, è stata l’autrice, premio Andersen, Anna Lavatelli che, dopo averlo presentato in Senato, ha parlato in pubblico per la prima volta del suo nuovo lavoro letterario alla presenza di intere scolaresche ed ha dato il nome all’intera rassegna: Il violino di Auschwitz.
Dal libro suddetto è stata allestita anche una mostra, undici illustrazioni di Cinzia Ghigliano, fruibile gratuitamente e presente nella corte del polo museale di trani fino al 15 febbraio prossimo.
Dal libro, sempre, una classe della scuola Petronelli di Trani, guidata dalle maestre Valeria Bellavia e Concetta Palmieri, ha messo su uno spettacolo commovente, interamente recitato dai piccoli ed eccellenti studenti.
Ciò che ha colpito sono stati l’entusiasmo con cui le scuole hanno accolto l’invito a partecipare e l’attenzione dei ragazzi che durante le intere mattinate di attività hanno posto domande, preso appunti e portato a casa un’esperienza nuova.
La parola d’ordine è sempre stata “memoria” e la stessa deve essere il filo rosso di ogni giorno in tutto l’anno: memoria di ciò che ontologicamente è bene, memoria di ciò che si fa, di ciò che va fatto, di ciò che non deve essere più.








