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Cava fumante, le proprietarie impugnano al Tar l'ordinanza del sindaco di Trani: «È competente la Provincia ed i lavori deve pagarli chi ha inquinato»

Difetto assoluto di attribuzione, violazione dei principi di legalità e tipicità dell'azione amministrativa, eccesso di potere per sviamento della causa tipica, violazione del principio di responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, violazione del principio comunitario del «chi inquina paga», eccesso di potere per carenza di istruttoria, difetto di motivazione, illogicità.

Sono questi i motivi per cui le signore Maria Giovanna e Dora Cortellino, proprietarie della cava di contrada Monachelle che, da quasi sei mesi, fuma ininterrottamente a causa della combustione di oli minerali stoccati al suo interno, hanno proposto ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Puglia contro l'ordinanza con cui il sindaco di Trani, Amedeo Bottaro, lo scorso 17 novembre, ha disposto di porre in essere, a carico di entrambe, «tutte le attività necessarie ad eliminare la fuoriuscita di fumi neri e odori nauseabondi dal sito di loro proprietà, concordando le modalità di accesso ed azione con il custode giudiziario, Andrea Daconto.

Secondo le ricorrenti, rappresentate dagli avvocati Francesco Paolo Bello e Antonio Arzano (per Maria Giovanna Cortellino) e Maurizio Musci (per Dora), «è la Provincia, dopo avere accertato che il sito è inquinato, a svolgere le opportune indagini volte ad identificare il responsabile dell'evento e, sentito il Comune, diffida, con ordinanza motivata, il responsabile della potenziale contaminazione a provvedere a rimuoverla ai sensi di legge». Il sindaco, dunque, si sarebbe arbitrariamente sostituito all'autorità provinciale.

L'istanza cautelare proposta al Tar, per la sospensione dell'efficacia dell'ordinanza del sindaco di Trani, pone in risalto «il pregiudizio che le ricorrenti subirebbero dall'esecuzione del provvedimento impugnato, nonché gli ingenti ed ingiustificati esborsi che sarebbero chiamate a sostenere in assenza di qualsivoglia indagine per  l'individuazione dell'effettivo responsabile della rilevata contaminazione».

L'udienza è in programma domani, mercoledì 21 febbraio, ed il Comune resisterà nel giudizio con affidamento dell'incarico al responsabile dell'Ufficio legale, Michele Capurso. 


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