Il Cammino di Santiago de Compostela è una delle vie di peregrinazione più importanti della storia, tanto che la città è considerata la terza città santa per la cristianità dopo Gerusalemme (da cui tutto partì) e Roma. Divenne così importante nel Medioevo, con un massimo splendore tra i sec. XI-XIII, che il termine pellegrino (come cita Dante nella Vita Nova) divenne sinonimo del viandante che si dirigeva a Santiago.
È una rotta percorsa ininterrottamente fin dal primo terzo del IX sec., epoca a cui risale la declamazione della scoperta della tomba di San Giacomo il Maggiore, uno tra i più intimi degli apostoli di Gesù, in seguito (così narra la tradizione) all’apparizione di una stella su un campo presso un colle chiamato Libredòn, che indicò ad un pio eremita del tempo il luogo ove giacevano, dimenticate da secoli, le reliquie del santo. Da tutto ciò deriva il nome della città che ivi nacque: Santiago (contrattura iberica di San Giacomo) de Compostela (del campus stellae) a ricordo di quella stella che, come la cometa guidò i Magi a Betlemme, indico a Pelayo (l’eremita) il luogo del sepolcro.
Un'esperienza da fare una volta nella vita, anche a detta milioni di pellegrini che giungono ogni anno alla meta. Ma, esattamente, cos'è? Come affrontarlo e perché? Queste e molte altre domande o curiosità possono essere poste a due pellegrini che narreranno la loro esperienza domenica 11 marzo alle 20 nell’aula multimediale “Santo Agnese e Paolo” presso la Parrocchia Santa Chiara con ingresso da via Pedaggio Santa Chiara 73.

