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Estorsioni a Trani, chiesta l'assoluzione per Petrilli, Di Feo ed i fratelli Pecorella. Il 23 marzo, parola alle difese degli altri quattro imputati a Bari

Annullamento dell'aggravante del metodo mafioso ed assoluzione perché il fatto non sussiste o, in subordine, perché non costituisce reato. Queste le richieste dei difensori di Nicola Petrilli, Michele Di Feo, Pasquale e Nicola Pecorella nel corso dell'udienza tenutasi ieri, presso il Tribunale di Bari, in merito a quattro degli otto imputati nel rito abbreviato sui fatti di estorsione, tentata e/o consumata, commessi a Trani nel corso del 2016 e per i quali furono arrestati fra febbraio e marzo 2017.

I legali di Nicola Petrilli, Angelo Scuderi ed Ernesto Pensato, hanno chiesto l'assoluzione del loro cliente non soltanto per quei capi di accusa, ma anche invocando la desistenza di Petrilli, che avrebbe partecipato ad un solo episodio, nel quale sarebbe stato protagonista soltanto nel primo approccio perché l'estorsione, poi, fu continuata da altri imputati. Per quanto riguarda gli altri tre, tutti difesi da Claudio Papagno, si punta con forza all'esclusione dell'aggravante mafiosa ed alla decadenza degli altri capi di accusa e conseguente assoluzione.  

Il pubblico ministero, Giuseppe Maralfa, ha invece chiesto 2 anni, 8 mesi e 1400 euro di sanzione per Petrilli, 6 anni, 3 mesi e 4000 euro per i fratelli Pecorella, 4 anni, 2 mesi e 4000 euro per Di Feo. Quanto ai restanti imputati, queste le pene richieste: Pasquale Pignataro, 10 anni e 10mila euro; Ilir Gishti, 8 anni e 8mila euro; Giuseppe Corda, 4 anni e 4000 euro. Per Vito Corda, riconosciuto come figura apicale del sodalizio dedito alle estorsioni, avendogli riconosciuto l'attenuante di collaboratore di giustizia, la richiesta è di 4 anni, 8 mesi e 4000 euro.

Ieri, dunque, hanno parlato i difensori dei primi quattro imputati. Il prossimo 23 marzo sarà il turno degli altri quattro ed il 30 marzo è prevista una terza udienza che potrebbe anche determinare le decisioni del Gup, Rosa Anna Depalo. Nel procedimento sono ben 17 le parti offese, fra imprenditori e cittadini a vario titolo oggetto delle estorsioni. Il Comune di Trani non è parte civile, in quanto la richiesta era stata respinta dal Gup.

Agli imputati viene addebitato il reato di estorsione in concorso, con l'aggravante del metodo mafioso ed altri capi di accusa. Le estorsioni oggetto dell'inchiesta, una consumata e le altre tentate, riguardarono attività della ristorazione, imprenditoriali, del settore immobiliare e lapideo. Secondo quanto ipotizzato dalla pubblica accusa, l’azione criminale sarebbe stata estesa all’intero territorio cittadino e caratterizzata da un pesante clima di terrore ingenerato dalla personalità e dalla caratura dei malfattori, dalle minacce espresse di danneggiamenti alle cose, nonché di lesioni personali alle vittime. I malviventi avrebbero preteso il pagamento di somme di denaro fino a 40.000 euro , minacciando di compiere incendi e danneggiamenti alle rispettive attività, qualora non avessero aderito.

Il ruolo di indiscusso capo della banda, come detto, viene attribuito a Vito Corda, 40 anni, pluripregiudicato, detenuto ad Ariano Irpino ed oggi collaboratore di giustizia.


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