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Cava fumante, con i tempi d'intervento rallenta anche petizione. Procacci (Trani a capo): «Non ci si può fermare»

Millenovecento firme in un giorno solo, il primo, mille nelle successive due settimane. È questo il bilancio provvisorio della petizione online lanciata dal movimento Trani a capo sulla cava fumante di contrada Monachelle. Dopo l'iniziale raffica di consensi, la raccolta firme sul sito change.org ha fatto registrare una frenata che sembra direttamente proporzionale alla lunghezza dei tempi e modi con cui lo «scottante» caso - è proprio il caso di dirlo - viene affrontato nelle sedi dell'amministrazione della cosa pubblica della giustizia.

Quella amministrativa, l'altro ieri con la sentenza della Prima sezione del Tar Puglia, ha di fatto azzerato l'ordinanza con cui sindaco intimava alle proprietarie della cava di bonificarla a loro spese. E adesso si attende di conoscere chi debba fare cosa: sulla carta è la Provincia di Barletta-Andria-Trani, ma chi si sta muovendo oggettivamente è la Procura della Repubblica, che ha nominato un consulente all'uopo, mentre chi è pronto a intervenire concretamente è il Comune di Trani, che sarebbe pronto ad eseguire le opere in danno del responsabile dell'inquinamento, tuttora non identificato.

Nel frattempo proprio Antonio Procacci, portavoce di Trani a capo, commenta la sentenza del Tar: «Le proprietarie della cava hanno avuto vita facile al Tar contro l'ordinanza del sindaco Bottaro, della cui inutilità ad assenza di scadenza e previsione di sanzioni avevamo già abbondantemente parlato. Per noi, francamente, cambia poco quanto niente, nel senso che eravamo già convinti del fatto che è il Comune, chiedendo aiuto a Regione e Ministero, che deve provvedere alla bonifica della cava. Ma, intanto, è passata un'altra settimana e non abbiamo ancora alcuna notizia al riguardo e noi - ribadisce Procacci - continuiamo a denunciare la lentezza con cui si sta affrontando un problema estremamente grave che tutti, sindaco in primis, hanno finora affrontato con troppa leggerezza. Per questo invitiamo i cittadini a continuare a firmare e a far girare la petizione online, per fare sentire la nostra voce dalle autorità preposte».

La raccolta firme segnala che «i rifiuti in combustione continuano a bruciare da mesi e la cava ad emettere cospicue esalazioni tossico-nocive, dall’olezzo acre e solforoso, che giungono nell’abitato di Trani». E chiede a, Governo e Regione, «di intervenire urgentemente per porre fine alla contaminazione del territorio di Trani, già segnato da numerose emergenze ambientali».

Di certo, il rallentamento dei tempi di raccolta delle firme sembrano lo specchio di una tendenza sempre più consolidata della città sui problemi che la attanagliano: dopo un'iniziale ondata di sdegno subentra la progressiva rassegnazione. I numeri di questa petizione poi, come altre nel recente passato, sembrano testimoniare il fatto che soprattutto le iniziative che avvengono sulla rete appaiono ristrette ad una nicchia di soggetti oltre i quali non si riesce ad andare: oggi tutti sono connessi, ma l'interesse reale ai problemi vede la maggior parte dei cittadini assolutamente scollegati con gli stessi. E tra loro.


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