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«Bollette elettriche non pagate», Hera Comm chiede 438mila euro: il Comune di Trani resiste in giudizio. Nel caso precedente, «debito accertato di soli 4.600 euro»

Il Comune di Trani torna in tribunale per difendersi da un nuovo decreto ingiuntivo notificato dalla società Hera Comm, fornitore dell'energia elettrica, in regime di salvaguardia, presso Palazzo di città. L'ultima richiesta, per presunte bollette non pagate, è di 438.000 euro, oltre oneri di legge ed interessi dalle scadenze al saldo effettivo. Il dirigente dell'Area contenzioso, Carlo Casalino, ha incaricato l'avvocato Michele Capurso, responsabile dell'Ufficio legale, di resistere in giudizio per tutelare gli interessi del Comune di Trani.

La vicenda, peraltro, potrebbe avere un esito molto simile a quella di un precedente decreto ingiuntivo opposto della Hera Comm all'inizio del 2017, partito con una richiesta di 465.000 euro ma che sarà definito con un pagamento di 5.900, un vero e proprio abisso fra le parti. Ed è stato proprio il responsabile dell'Ufficio legale a dimostrare l'infondatezza della domanda, alla luce della documentazione adotta in tribunale.

Infatti, il Comune di Trani ha potuto dimostrare l’avvenuto pagamento di tutte le fatture riportate nel decreto ingiuntivo, con l'eccezione di una sola, del settembre 2014 dell’importo di 4.607 euro. Al contrario, le fatture indicate nel decreto ingiuntivo per la precedente parte del 2014, nonché per gli anni 2013, 2015 e 2016, erano state tutte regolarmente pagate alla Banca Sistema, cui la Hc aveva ceduto le relative fatture. A detta del Comune, dunque, la società aveva intrapreso l'azione monitoria pure in presenza di pagamenti accertati. «Tutte le determinazioni dirigenziali e mandati di pagamento delle somme in favore di Hc e/o Banca Sistema - scriveva l'avvocato Capurso - presentano l’apposizione del timbro di tesoreria che certifica l’avvenuto pagamento con bonifico bancario».

Per meglio dimostrare l'infondatezza della richiesta di Hc, lo stesso legale comunale aveva personalmente proceduto a spuntare le fatture dichiarate ed indicate nel decreto ingiuntivo come non pagate dal Comune di Trani, confrontandole con le fatture indicate nei mandati di pagamento in favore della società, ovvero della banca: «Tale operazione è stata estremamente faticosa - si legge nelle carte relative alla lite in giudizio - e richiede tantissimo tempo soprattutto all’inizio. Dopo di che, quando almeno una delle 32 pagine del decreto ingiuntivo indicanti le fatture asseritamente non pagate inizia a completarsi procedendosi a marcare le fatture che in realtà sono state pagate, ci si concentra solo su quella pagina al fine di completarla».

E così, se da una parte la società elettrica ha preteso somme ritenute dovute, dall'altra il Comune di Trani, assolutamente certo del contrario, «dovrà valutare azioni innanzi ad altre autorità giudiziarie - si legge nella resistenza in giudizio -, poiché è inaccettabile che si possa agire giudiziariamente, per quasi mezzo milione di euro, con una superficialità tale da ingenerare il sospetto che si sia tentata un’azione volutamente finalizzata alla temeraria sottrazione di danaro pubblico in danno della cittadinanza tranese».

La tesi portata avanti dal Comune di Trani, in occasione del primo decreto ingiuntivo, sarà inevitabilmente la stessa con cui resisterà in giudizio di fronte alla seconda offensiva della società elettrica imolese, nel frattempo attiva anche nel recupero di somme, presso altri comuni, per fattispecie pressoché simili. E lì sembrerebbe che le cose siano andate decisamente peggio per gli enti, già costretti a riconoscere debiti fuori bilancio molto consistenti.

«Ma il Comune riferisce informazioni incomplete, a fronte di azioni legali ancora in corso di definizione», risponde Hera comm, proprio con riferimento al precedente decreto ingiuntivo notificato al Comune di Trani. Ebbene, «relativamente alla somma di 5.900 euro che il Comune di Trani sostiene di aver pagato a fronte del decreto ingiuntivo di Hera Comm da 465.000 euro (enfatizzando la differenza tra l’importo richiesto e quello pagato), giova specificare - si legge nella nota della società imolese - che i termini dell’accordo non sono quelli indicati dal Comune, ossia una rinuncia al pagamento del capitale oggetto del decreto, bensì è richiesto l’intero capitale. Quanto alle fatture già pagate a Banca Sistema che, secondo il cliente, Hera Comm avrebbe richiesto tramite decreto ingiuntivo in quanto oggetto di cessione, si chiarisce che le stesse rappresentano la quota parte del credito rimasta nella titolarità dell’azienda».


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