Una battaglia giudiziaria lunga ben cinque anni. Un'assurdità, considerando che si è rimasti per tutto questo tempo nell'ambito delle sole indagini preliminari: per ben due volte si era stati in presenza di una denuncia di parte, di una richiesta di archiviazione, di una opposizione e di una proroga delle indagini.
Al terzo tentativo, però, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Grazia Caserta, ha chiuso il procedimento e prosciolto in via definitiva l'indagato, l'ex comandante della Polizia locale, Antonio Modugno, difeso dall'avvocato Claudio Papagno.
Oggetto, le rimozioni di impianti abusivi in città che la Polizia locale, guidata da Modugno, effettuò in maniera più che robusta in un biennio compreso tra il 28 gennaio 2010 ed il 26 novembre 2011.
LA STORIA DELLE DENUNCE
La denuncia nei confronti dell'ex responsabile del Corpo, nonché dirigente della relativa ripartizione, era giunta dalla società Studio 5 outdoor, di Corato, ed in particolare dal suo rappresentante legale, Giuseppe Strippoli. La Studio 5 aveva ipotizzato, a carico di Modugno, il reato di abuso di ufficio poiché si era sentita perseguitata dalle rimozioni messe in atto dalla Polizia locale di Trani: ben 234 in quel biennio, secondo quanto argomentato. Un numero ritenuto sproporzionato, a detta dei denuncianti, rispetto alle poche decine che la Polizia locale aveva invece rimosso con riferimento ad altre società dell'impiantistica pubblicitaria.
L'ISTRUTTORIA
L'istruttoria era stata promossa dalla Guardia di finanza di Trani, in un dossier di ben 150 pagine, «dal quale si chiarisce che - scrive il Gip nel decreto definitivo di archiviazione -, sia pure con l'enorme difficoltà determinata da una (sembra) artificiosa confusione nella gestione di questi affari da parte dell'indagato (peraltro favorita dalla totale mancanza, all'epoca, di un regolamento che disciplinasse la cartellonistica stradale, ndr), sembra che il denunciante non sia l'unico soggetto verso il quale sia stata indirizzata la potestà ripristinatoria dell'ente comunale di Trani, fatto che impedisce di realizzare il reato per cui si procede - conclude il Gip - e l'intento ritorsivo evidenziato nell'istanza di punizione».
LA DIFESA
Durante quel biennio la Polizia locale era stata molto attiva nel rimuovere impianti pubblicitari da suoli pubblici, effettuando gli interventi ai sensi del Codice della strada senza il prescritto preavviso di quindi giorni, invocato dai denuncianti. Tale preavviso, peraltro, si sarebbe reso necessario soltanto per l'installazione di impianti in terreni privati, ma la maggior parte erano su suoli comunali.
Nell'istruttoria delle Fiamme gialle si chiarisce che risultarono rimossi numerosi impianti pubblicitari abusivi, nella misura di almeno 68, con riferimento ad altre aziende del settore. E così, nonostante l'apparente sproporzione con i numeri della Studio5, il Gip ha ritenuto non esserci più alcun fumus di reato, avendo evidentemente valutato che le rimozioni degli impianti della Studio5 siano state superiori perché maggiore era il numero di strutture disseminate sul territorio comunale da parte di quella società.
CONCLUSIONI E PROSPETTIVE
In altre parole, il comandante della Polizia locale tutelò gli interessi del Comune di Trani, liberando il territorio urbano da impianti non autorizzati e che avrebbero, come minimo, intralciato la circolazione veicolare e pedonale. Una pronuncia, questa, che potrebbe tornare utile per le nuove offensive che la Polizia locale, oggi sotto altra guida, potrebbe avere in animo in un settore ancora più che sensibile, nonostante un regolamento, oggi ci sia, ma presenti falle di cui gli operatori tendono ad approfittare.

