I pentiti della banda degli estorsori diventano due. Dopo Vito Corda, riconosciuto unanimemente come punto di riferimento del sodalizio criminoso che alla fine del 2016 si rese protagonista di una serie di estorsioni in città, la maggior parte delle quali tentate ed una consumata, adesso è il turno di Pasquale Pignataro.
Nei suoi confronti il pubblico ministero che sostiene l'accusa presso il Tribunale di Bari nel corso dell'udienza preliminare del rito abbreviato, Giuseppe Maralfa, aveva richiesto la pena più alta tra gli otto imputati, pari a dieci anni di reclusione.
Nella precedente udienza il suo ex avvocato difensore, Claudio Papagno, aveva richiesto la non implicazione dell'aggravante mafiosa ed uno sconto della pena per il fatto che il suo cliente avesse ammesso di avere partecipato a quasi tutte le estorsioni, ma non nelle vesti di diretto protagonista.
In realtà Pignataro s'è presentato all'udienza di ieri, davanti al Gup Anna Rosa Depalo, con un altro legale, Raffaele Mascolo, manifestando la volontà di rilasciare spontanee dichiarazioni in quanto collaboratore di giustizia: il giudice ha così aggiornato l'udienza al prossimo 8 giugno, per ascoltare quanto Pignataro intenderà comunicare.
Nel frattempo, nel corso dell'udienza di ieri, l'avvocato Mario Malcangi, difensore dell'albanese Ilir Gishti, ed il collega Domenico Loprieno, legale di Giuseppe Corda, fratello di Vito, hanno richiesto a sua volta l'attenuazione delle richieste di pena nei confronti dei loro assistiti, anche in questo caso invocando l'esclusione della aggravante mafiosa ed un ridimensionamento dell'impianto accusatorio.
La volontà di Pignataro di pentirsi potrebbe nuovamente cambiare le carte in tavola dopo che già Vito Corda aveva scelto analoga strada, passando così alla reclusione nel carcere di Ariano Irpino.

