«Questi brutti avvenimenti, purtroppo, non sono senza precedenti. Circa un paio di anni fa due o tre episodi del genere si erano già verificati a Palazzo Candido, sede della Sezione civile del Tribunale di Trani. A suo tempo il Consiglio dell'Ordine segnalò la questione all'allora presidente del Tribunale, chiedendo non solo di aumentare la sorveglianza all'ingresso del palazzo, che ha una funzione assolutamente relativa in queste fattispecie, ma, anche, di stabilire un piano di intervento con le forze dell'ordine, perché fossero presidiate le aule. Il fenomeno si sta ripetendo pedissequamente anche adesso, ed il punto vulnerabile è proprio la mancanza di sorveglianza all'interno delle aule».
Così l'avvocato Tullio Bertolino, presidente dell'Ordine che, l'altro ieri ha visto una sua iscritta essere oggetto di un furto con destrezza in un'aula di udienza del Giudice di pace, al secondo piano di Palazzo Nigretti, in via Cavour. Le sottrazioni, nella circostanza , sono state addirittura due: l'altro è stata in danno di due coniugi di Trani, anche loro in udienza in udienza in un'altra aula. Un doppio episodio che non lasciare indifferente il Foro di Trani, anche per via dei precedenti richiamati dall'attuale presidente.
Ma quale può essere il rimedio? «La presenza di forze dell'ordine in ciascuna aula - risponde Bertolino -, ma questo, poi, significherebbe che bisognerebbe controllare quasi tutte le persone che entrano ed escono e, certamente, non solo non sarebbe agevole, ma aprirebbe problemi alche sotto il profilo etico, perché lì hanno accesso non solo avvocati, ma anche testimoni, parti in causa, parti interessate, cancellieri e giudici che andrebbero comunque sottoposti a questo regime di controllo che renderebbe le operazioni particolarmente complicate. Il punto di frattura della situazione resta la mancanza di controllo nelle aule, ed è su questo che torneremo a prospettare il problema a chi di dovere».
Come già riferito ieri dalla gazzetta, agli ingressi di ogni palazzo degli Uffici giudiziari di Trani vi sono due guardie giurate che effettuano controlli più che minuziosi. Si potrebbe pensare, allora, al rilascio di un documento per poi ritirarlo all'uscita dal palazzo, almeno come misura deterrente? «No - risponde Bertolino -, perché avrebbe un significato, a mio parere, assolutamente superficiale. Infatti, se io fossi un malintenzionato, potrei anche lasciare il documento e poi, dopo quello che ho fatto, torno a riprenderlo. In realtà, manca sempre il collegamento tra il fatto delittuoso ed il soggetto».
Quanto alle telecamere di sorveglianza, «potrebbe essere un'altra soluzione - ammette il presidente del Foro di Trani -, ma pur sempre relativa, perché bisognerebbe metterle fuori delle aule e, quindi, il fatto sarebbe già successo. Quello che si può suggerire ai colleghi ed alle persone che accedono al Tribunale è di essere un po' più attenti nel non lasciare le loro cose incustodite, anche se fa specie parlare di cose incustodite in un'aula di giustizia. Peraltro, se il furto della borsa della collega è davvero avvenuto a due metri di distanza dal giudice, tutto si può dire tranne che fosse incustodita».

