I manifesti di Forza Italia al posto delle locandine di quotidiani e periodici, la sede del partito là dove prima c'era un'edicola che ha fatto la storia di Trani. A distanza di poche centinaia di metri, il chiosco con le serrande chiuse dal 31 dicembre: qualche disegno sulle stesse, rilasciato con lo spray, dà un toco di illusorio colore ad un ammasso di ferraglia sempre più in degrado.
Si legge sempre meno, si chiude sempre più e a Trani, come altrove, scompaiono le rivendite di quotidiani e periodici. Altre due sono entrate nella ecatombe delle edicole chiuse per sempre, ed una delle due ha una storia che nessuno più, adesso, potrà rinnovare.
Si tratta della «ex Farnelli», prestigioso punto di riferimento di quella che una volta si chiamava via Roma, e poi fu ribattezzata via Aldo Moro. Ubicata fra via Calatafimi e via Margherita di Borgogna, la portò avanti, per decenni, la famiglia di uno storico professore di matematica ed ebbe gloria fino alla fine degli anni '90. Dopo due brevi gestioni Gianni Di Leo, ex centrocampista del Trani, l'avrebbe rilevata e portata avanti con passione, ma tanta fatica, dal 2001 al 2017, continuando la tradizione di partenza che voleva quel negozio di vicinato non soltanto rivendita di giornali, ma anche cartoleria, giocattoli e molto altro.
Ciononostante, Gianni ha dovuto chiudere i battenti già dallo scorso 1mo luglio, ma in realtà aveva tentato per lunghi mesi trattative per trovare altri acquirenti che, a loro volta, rilevassero la gestione. In cuor suo sperava persino di riaprire egli stesso, ma la molla non sarebbe più scattata: risultato, nulla da fare ed alla fine, insieme con la sua bandiera bianca, si è alzata quella tricolore di Forza Italia che, con l'approssimarsi delle elezioni politiche, ha preso in locazione quei locali facendone, tuttora la sede cittadina.
Poco più avanti, quando via Aldo Moro diventa via Malcangi, l'edicola comunale affidata in concessione a Francesco Russi è desolatamente chiusa. Lui non ha più aperto dal 1mo gennaio, arrendendosi ad una tendenza ormai irrecuperabile: «Si vendeva sempre meno - ammette - e, del resto, non credo che il problema fossi io. Infatti, basta leggere le statistiche, che parlano di 13mila edicole chiuse negli ultimi cinque anni in tutta Italia».
Anche Francesco era armato da tanta buona volontà, ma in quello spazio angusto ben poco avrebbe potuto fare: «Oggi, per tenere aperta un'edicola - spiega - bisogna inventarsi qualcosa, diversificare, offrire nuovi servizi alla clientela. Un piccolo chiosco comunale adibito ad edicola non ce la può fare, io ci ho provato fino alla fine, poi mi sono dovuto arrendere».
Francesco ha chiuso dopo avere gestito quell'edicola per undici anni, suo padre ne aveva trascorsi quasi quaranta. La tradizione di famiglia si è interrotta soprattutto per l'avvento di internet: «C'è poco da fare - ammette l'ex edicolante -: molti non sono più disposti a leggere un giornale che costa 1,50 euro, mentre le notizie sul web sono gratis. La carta stampata consente di leggere con calma e approfondire, ma sembra che i lettori non ne abbiano tempo ed interesse: basta leggere un titolo, scorrere le foto, a malapena si leggono gli articoli ed è chiaro che, così, il futuro dell'editoria e di noi edicolanti è sempre più in discussione».
Francesco è in cerca di un nuovo mestiere, Gianni non ha mai dimenticato l'arte del pallone e continua a gestire, con successo, una scuola calcio che gli permette di tirare avanti: «L'ideale sarebbe trovare un'altra occupazione al mattino - ammette l'ex calciato, oggi allenatore -, ma, almeno una base ce l'ho. Però mi dispiace avere chiuso, perché un'edicola che scompare è una luce che si spegne e fa aumentare il buio nel campo della cultura e dell'arricchimento delle conoscenze per ciascuno di noi».



