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Settantacinque anni fa il bombardamento di Trani: 35 vittime. Il ricordo della tragedia, fra storia e testimonianze

La corona di fiori sulla lapide in via Statuti Marittimi viene deposta in occasione delle celebrazioni per la festa della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il 25 aprile, ma la data è quella del 27 aprile.  E anche l’anno è diverso.  Seconda guerra mondiale, 1943. Settantacinque anni fa. Quattro bombe anglo-americane vennero sganciate sul porto di Trani.

Perché Trani? Se lo chiese lo storico Raffaello Piracci su “Il tranesiere”: «Se è vero che le città italiane bombardate durante l’ultimo conflitto mondiale sono innumerevoli, se è vero che ancor più innumerevoli furono le incursioni, è anche vero che in molti casi queste ebbero come bersaglio o sedi di rilevanti obiettivi militari o città molto popolate su cui… la tattica psicologica sfogava la propria sete di rappresaglia. Ma Trani?».

Una domanda che resterà senza risposta. E poche certezze: 35 morti, di cui 21 civili e 14 soldati; 26 feriti tra i civili; un teatro danneggiato; la medaglia d’argento al merito civile per la Città di Trani, conferita dal presidente Scalfaro nel 1998; quella lapide commemorativa che l’amministrazione Tarantini fece collocare nel luogo più colpito dell’area portuale, in via Statuti Marittimi 46, nei pressi di piazza Teatro; molti sfollati.

L’evento è conosciuto alle cronache come “Pasquetta di sangue”, come la definì Piracci sul suo “Tranesiere” del 1963, a vent’anni dal ricordo.

La medaglia d’argento fu conferita perché la popolazione intervenne prontamente in soccorso dei superstiti e, come si legge nella motivazione, «si adoperava poi, con impavido spirito di sacrificio e pochi mezzi a disposizione, nella instancabile opera di sgombero delle macerie e di ricostruzione. Splendido esempio di umana solidarietà ed alto spirito di abnegazione».


Quest’anno, alla cerimonia di deposizione della corona sulla lapide c’erano le ultime due sopravvissute di due distinte famiglie: Gaetana Stella, 82 anni; Domenica Sonatore, 78 anni. La sopravvissuta di un’altra famiglia, Ferri, Rosa, è morta l’anno scorso.

Gaetana in quel bombardamento perse la madre e altri componenti della famiglia di suo padre. Fu recuperata viva dalle macerie e porta sul corpo i segni indelebili delle schegge.

Domenica perse tutta la famiglia. Si salvò perché quella sera non era in casa.

Quella lapide rimane, ad oggi, l’unico ricordo delle vittime, in attesa di un toponimo.

Federica G. Porcelli


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