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Ospedale di Trani, i sindacati a Bottaro «Tardivo il suo ravvedimento sulla riconversione, adesso si faccia sentire insieme con gli altri sindaci»

«Il sindaco, anziché versare inutili lacrime di coccodrillo, si attivi per ridiscutere l'accordo di programma con Regione Puglia e Asl Bt». È questo l'appello di Cosimo Nenna, segretario aziendale della Cgil, Loredana Di Nunno (Cisl) e Vincenzo Cognetti (Uil), con riferimento al Pronto soccorso, alle strutture dell'emergenza-urgenza e, più in generale, al nuovo profilo dell'ospedale San Nicola Pellegrino.

A detta dei tre sindacati quel protocollo d'Intesa, siglato nel 2016, «ha inspiegabilmente ridotto l'esigibilità dei diritti costituzionali dei cittadini. In quella occasione in sindaco - si legge in un documento congiunto -, evidentemente senza rendersene conto, firmò un patto che prevedeva la dismissione dell'ospedale di Trani e la sua riconversione ad entità astratta territoriale, senza alcuna contropartita».

Secondo le tre sigle, «il sindaco si avvalse di cattivi consiglieri tecnici, che certamente valutarono ogni possibile risvolto pratico della scelta politico sanitaria, ma, forse, non considerarono le conseguenze di una decisione di tale fatta in una realtà locale priva di elementi sanitari ospedalieri qualificanti: un ospedale di secondo livello; reti per patologie tempo dipendenti; elitrasporto sanitario; adeguato numero di posti letto per acuti per numero di abitanti».

Bottaro, nei giorni scorsi, a margine delle polemiche sui ridimensionamenti dei presidi dell'emergenza-urgenza nella Bat, aveva fatto notare che «sono passati quasi due anni dalla firma di quel protocollo e, sul territorio, ancora non se ne vedono le applicazioni concrete: in queste circostanze è legittimo pensare che si stia perdendo un'occasione o, addirittura, ci si senta presi in giro».

Ed aggiungeva, invocando un incontro con il governatore Emiliano, che «non è pensabile che un capoluogo di provincia che conta oltre 56mila abitanti, che d'estate diventano il doppio, possa accontentarsi di un Punto di primo Intervento: la rabbia delle parti sociali e della popolazione è comprensibile e legittima».

Secondo i sindacati, «finalmente il sindaco si rende conto che il presidio territoriale di assistenza e la postazione medicalizzata del 118 non rappresentano la migliore soluzione per il nostro territorio, nel rispetto del diritto costituzionale alla salute e dei livelli assistenza, anzi costituiscono un'inaccettabile sperequazione fra cittadini di serie A, come quelli residenti a Bari e Foggia, forniti di offerte sanitarie qualificate e diversificate tra pubblico e privato, e cittadini di serie B sforniti di tutto, fra cui i residenti tranesi e della provincia di Barletta-Andria-Trani».

Da qui l'appello al sindaco non soltanto a ridiscutere quell'accordo, ma, anche, «coinvolgere i primi cittadini delle altre città della provincia - concludono Nenna, Di Nunno e Cognetti -, per chiedere con forza la perequazione dei diritti dei cittadini della Bat nei confronti di quelli delle province limitrofe».


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