Diamo atto a Michele Emiliano di avere chiesto formalmente scusa per il colpevole ritardo accumulato nei due anni precedenti, ma sia chiaro che, nonostante le rassicurazioni, staremo in guardia e poniamo, fin da ora, settembre 2018 (a due anni, quindi, dalla firma del protocollo) come termine ultimo per verificare che le promesse fatte questa volta siamo mantenute».
Così Mimmo Santorsola, consigliere regionale, all’indomani dell’incontro tra i governatore Emiliano e i cittadini, all’ospedale San Nicola Pellegrino, sulla riorganizzazione dell’offerta sanitaria sul territorio cittadino alla luce della chiusura definitiva dell’ospedale.
«Premettendo che la decisione politica di sopprimere l’ospedale è stata presa ed avviata negli anni Novanta e nei primi anni del nuovo secolo – chiarisce Santorsola -, va dato atto a Trani di aver saputo accettare le necessità organizzative della sanità regionale senza clamori e senza erigere barriere».
Ma lo sguardo, adesso, è rivolto al futuro: «La direzione dell’Asl ha riconosciuto la ferita inferta alla comunità – scrive Santorsola - e percepito la necessità di dare finalmente una svolta ai progetti di territorializzazione delle strutture, arricchendo con nuove unità operative il progetto sottoscritto nel protocollo di intesa fra Comune e Regione. Con il nuovo assetto il San Nicola Pellegrino, come ben illustrato dal direttore generale Delle Donne, potrebbe offrire assistenza qualificata a quanti non hanno bisogno di ricovero e quindi alla stragrande maggioranza dei pazienti. L’eventuale realizzazione di una residenza sanitaria tipo RSA-R1 è bene accetta perché potrebbe diversificare ed ampliare il campo assistenziale ma non deve assolutamente essere un’alternativa ad un presidio territoriale assistenziale integrato con le strutture ospedaliere della Asl ed efficiente nelle specialità di maggior interesse sanitario».
Considerazione finale, condita di rammarico: «Se le forze politiche locali, con la sola eccezione di Carlo Avantario ed Emanuele Tomasicchio – fa notare Santorsola -, avessero saputo (o voluto) organizzarsi per tempo, avrebbero potuto offrire un pacchetto di proposte più utili alla comunità e, sicuramente, più dignitose di un inutile “muro del pianto”. L’occasione di dialogare per tre ore con i vertici della sanità locale e regionale non capita tutti i giorni e, di certo, non a tutti. Forse non avremmo potuto ottenere la luna nel pozzo, ma sicuramente avremmo potuto utilizzare meglio il tempo che ci è stato dedicato».

