È venuto a mancare all'età di 86 anni Alessandro Loprete, fotografo tranese noto per avere lavorato dal 1961 presso la Soprintendenza ai beni artistici e storici della Puglia, dirigendone dal 1968 il laboratorio fotografico.
Le sue foto hanno corredato i libri più importanti sulla storia di Trani, con particolare riferimento a quelli di Benedetto Ronchi (dal cui «Invito a Trani», edito nel 1980 da Schena, sono tratte le foto a corredo) e Raffaello Piracci. Ed ancora sua foto hanno arrichito opere, tra gli altri, di Belli D'Elia, Farese Sperken, De Tommasi, Bassi, Pavone e Onesti.
Loprete, come riporta di lui Domenico di Palo, ne «La cultura del '900 a Trani (Schena, 1996), da cui è tratta la foto del personaggio, frequentò tre corsi di aggiornamento presso il Gabinetto fotografico nazionale di Roma, conseguendo altrettanti diplomi di specializzazione e, nel novembre del 1976, fu inviato in Friuli per documentare i danni causati ai monumenti e opere d'arte dal terremoto che aveva distrutto letteralmente le città di Gemona e Venzone.
Per la sua opera ha ricevuto numerosi attestati di benemerenza e riconoscimento. Di lui si ricorda il carattere umile e gioviale allo stesso tempo, e soprattutto il basso profilo nel suo lavoro e modo di porsi verso qualsiasi interlocutore.
Le sue capacità professionali sono documentate da scatti che, soprattutto oggi, appaiono in alcuni casi piccole opere d'arte e documentano, meglio di ogni altra cosa, l'evoluzione nel tempo di una città che Loprete amò come pochi semplicemente rendendone il meglio con il linguaggio che meglio gli riusciva: la fotografia.
Nel 2006 il Giornale di Trani si servì di una sua foto dei leoni stilofori, posti all'ingresso della basilica cattedrale, per dimostrare che l'atto vandalico che determinò la rottura di uno di quelli, il 18 luglio di quell'anno, fu favorito da un danno avvenuto già in un passato non meglio precisato.
Infatti, lo scatto di Alessandro Loprete documenta, in maniera chiara, la filatura di quella pregevole scultura lungo lo stesso punto di rottura, segno del fatto che quell'opera era stata già riparata, ma in maniera non del tutto efficace.









