Il Trani, nella persona del suo presidente Gian Maria Lanza, ha comunicato, «a fronte dei vani tentativi da parte di varie cordate locali di rilevare il titolo della principale squadra cittadina, nonché dell'approssimarsi della stagione calcistica 2018/2019, di avere cominciato ad avviare i primi contatti con giocatori e staff tecnico».
Dunque, nessuna cordata tranese rileverà la società, che resta nelle mani dell'imprenditore molfettese Mauro Lanza e, nella fattispecie, di uno dei suoi figli.
Tra la richiesta di Lanza e l'offerta ddella cordata locale si era raggiunto l'accordo, ma il problema non era tanto legato alla somma da rilasciare subito al nuovo proprietario della società, quanto alla difficoltà di reperire fondi utili a proseguire la stagione fino in fondo.
E così gli imprenditori locali, cui il re molfettese del petrolio avrebbe voluto, anche di buon grado, riconsegnare il titolo, rilevato dal boccheggiante Michele Amato, si sono sfilati.
Lanza che ha già svolto un'operazione per riportare un titolo sportivo nella sua Molfetta, rilevando il vecchio Bitonto, ha così affidato al figlio Gian Maria il titolo del Trani.
A questo punto vi è solo da comprendere, da quelle che saranno le prime mosse di mercato, quali saranno gli obiettivi sportivi della nuova stagione biancoazzurra.
Di certo, la squadra di calcio, ancora una volta, ed a dispetto delle recenti, ottimistiche dichiarazioni degli amministratori comunali, passa nelle mani di imprenditori non tranesi.
Con la differenza che, almeno in questa circostanza, il nuovo proprietario del Trani appare decisamente più solvibile dei precedenti.
L'unico problema che si prospetta è che la famiglia Lanza potrebbe essere presente con più squadre nello stesso campionato di eccellenza, ciascuna di proprietà di uno dei componenti della stirpe.
E questo diverrebbe un problema di carattere regolamentare, oltre che etico, cui la federazione non potrà non prestare attenzione.
