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Nota sull'incidente diplomatico al Ced, un anno e quattro mesi al dipendente che calunniò il sindaco di Trani. Lorusso: «L'appelleremo»

«Appena leggeremo le motivazioni avremo un quadro più preciso per appellare la sentenza». È quanto anticipa Giuseppe Lorusso, il dipendente comunale in comando presso l'Ares di Bari fino al prossimo 3 settembre, condannato a un anno e quattro mesi di reclusione - pena sospesa - per il reato di calunnia commesso nei confronti del sindaco uscente, Luigi Riserbato.

Proprio da una denuncia dell'ex primo cittadino era nato un processo apertosi nel 2014 e definitosi ieri con la sentenza emanata dal giudice monocratico del Tribunale di Trani, Andrea D'Angeli. Riserbato, difeso dall'avvocato Rinaldo Alvisi, con il quale si era costituito parte civile, aveva denunciato per calunnia sia Lorusso, sia il sindacalista Michele Giuliano, per il rilascio a loro firma di un comunicato della Csa Fiadel, il 26 aprile 2013, in merito ad una non meglio chiara vicenda accaduta nel Centro elaborazione dati del Comune di Trani.

Alvisi, peraltro, aveva richiesto l'assoluzione di Michele Giuliano, poiché non aveva vissuto direttamente i fatti, ma la condanna di Lorusso. I difensori del sindacalista e del dipendente, rispettivamente Antonio Florio e Claudio Papagno, avevano chiesto per entrambi l'assoluzione e, per Lorusso, Papagno aveva anche chiesto, in subordine, l'esimente del diritto di critica. Il giudice ha invece ravvisato il reato di calunnia a carico di Lorusso.

Quella mattina, due dipendenti della Provincia si erano recati da Lorusso, in nome e per conto di Riserbato e del dirigente informatico della stessa Bat, per avere accesso al Centro elaborazione dati del Comune. Lorusso, in quanto responsabile della struttura, comunicò loro massima collaborazione, ma chiedeva anche di identificarli mediante esibizione di un documento di riconoscimento, notificando loro il vigente regolamento dei sistemi informativi.

Di fronte a questa richiesta i due dipendenti, secondo quanto riferiva la nota, si allontanavano per tornare a parlare con il sindaco: in qualche modo, dunque, la nota avrebbe fatto sospettare che tale intervento dovesse risultare anonimo, ovvero priva di qualsivoglia atto formale di legittimazione.

Il documento parlava, anche, di presunto sperpero di denaro dei cittadini tranesi e della Provincia, per soddisfare esigenze assolutamente inesistenti.

La nota, quindi, secondo la ricostruzione della Procura, avallata dal giudice, avrebbe asserito circostanze dimostratesi non corrispondenti al vero, così offendendo la reputazione del sindaco Riserbato, che veniva incolpato di abuso di ufficio.

Peraltro il successivo provvedimento disciplinare a carico di Lorusso fu annullato dal giudice del lavoro, ma questo non gli risparmiò la querela di Riserbato ed il conseguente processo, conclusosi con la condanna del dipendente in primo grado.


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