«Non sono un burattino e non accetto minacce». Due affermazioni sibilline, in altrettante lettere, per confermare un parere tecnico espresso due anni addietro. Anche queste, adesso, sono parte integrante del ricorso con cui i fratelli Nuzzolese chiedono al Tar Puglia l'annullamento della delibera con cui il consiglio comunale ha modificato l'originaria proposta di riperimetrazione del comparto 37, a Trani. Uno stravolgimento, secondo i ricorrenti, che per meglio fondare la loro azione giudiziaria richiamano due note che il dirigente, sconfessato in consiglio, aveva inviato al sindaco prima della sostanziale modifica, in aula, il 18 dicembre 2017, di quel provvedimento.
In particolare, dopo il ritiro della delibera del 28 novembre, per richieste di chiarimenti, il 6 dicembre il dirigente, Michele Stasi, scriveva testualmente al sindaco quanto segue: «Per la terza ed ultima volta provvedo ad inviare detta proposta, visto che non si riesce a comprendere, né si esplicita quale sia il seguito di competenza. A quanto pare, vi sono ostacoli trasversali che hanno fatto assurgere al ruolo di ascensorista la proposta di delibera. Si ritorna a ripetere di non essere tornato a Trani per diventare oggetto di bistrattismi, né tanto meno minacce. Il primo atto stragiudiziale di diffida e messa in mora è giunto sulla scrivania dello scrivente guarda caso proprio il giorno di ripresa in servizio in questo Comune, e proveniente dallo stesso soggetto giuridico che si era opposto due anni addietro la delibera di adozione. Essa è stata oggetto di meditato e dovuto riscontro indirizzato, sia pur per conoscenza, anche al sindaco. Anche l'ultimo atto stragiudiziale di diffida - richiama Stasi -, a firma della stessa persona fisica, ma in veste giuridica diversa, ha determinato lo scrivente ad impartire immediatamente specifici input all'Area urbanistica, per non vanificare ogni e qualsivoglia atteggiamento che possa lasciare intravedere possibili intimidazioni che ci si riserva, in ogni caso, di portare eventualmente all'attenzione dell'attività dell'autorità competente».
Precedentemente, in una prima nota al sindaco, Stasi era stato non meno esplicito: «Se i consiglieri comunali hanno, come l'avevano in passato, intenzione di non approvare la proposta come da me approntata, sin da due anni addietro, sono liberi di esprimere voto contrario indicandone le ragioni e, così, il procedimento sarà concluso nei termini temporali concessi dal Tar Puglia nei sessanta giorni decorrenti dalla data di notifica della sentenza in merito. Ognuno, venendo allo scoperto - pone in rilievo Stasi - abbia il coraggio di assumere, nell'ambito del ruolo che riveste, le proprie responsabilità che, a questo punto della procedura, fanno intravedere percorsi che investono appieno la magistratura contabile».
Nel ricorso al Tar dei fratelli Nuzzolese viene evocato anche un episodio, accaduto nella prima decade di dicembre 2017, quando viene incendiata l'autovettura della consigliera comunale Raffaella Merra, l'unica che in sesta commissione aveva votato favorevolmente al parere espresso dal dirigente Stasi. Poco dopo quell'evento, Merra si dimette dalla carica di vice presidente dell'organismo, facendo apparire il fatto di cronaca strettamente correlato alla sua rinuncia alla carica.

