Arrivano da Monza e, anche loro, hanno voglia di misurarsi per la prima volta con il Giullare, il festival nazionale contro tutte le barriere di cui da tempo sentivano parlare da tempo, e per presentarsi al quale hanno lavorato per allestire uno spettacolo di tutto rispetto.
Sono gli attori della cooperativa sociale Lambro onlus, diretti da Laura Mari, e che metteranno in scena questa sera, mercoledì 18 luglio, a partire dalle 21.15, «Noi». Si tratta di un racconto «diretto», che narra la storia di un gruppo di personaggi dalla nascita alle aspirazioni future, attraverso una narrazione brillante ricca di colpi di scena, sfumature e toni diversi. Un lavoro di gruppo che, adesso, si propone al pubblico del centro Jobel, in via Di Vittorio, per dare un'immagine il più possibile realistica della diversa abilità, che diventa integrazione.
Sulla stessa falsariga si sono espressi I diciotto attori della fondazione Beato Bartolo Longo, di Latiano, in provincia di Brindisi, diretti da Rosario Diviggiano, nello spettacolo di apertura del festival, dal titolo «Quante storie per una foto». Proprio le fotografie sono state il punto di partenza di una rappresentazione che le ha fatte animare sul palcoscenico alternando momenti di gioia ad altri di sconforto, per poi ritornare alla speranza.
La Puglia è molto presente nello spettacolo, che tratta anche di uomini che migrano al nord per lavoro, ma poi si ritrovano nella solitudine di una terra nella quale non hanno radici. Vi sono poi le storie d'amore che neanche nascono, con il rifiuto, da parte di una donna seduta alla panchina, del gelato offerto dal suo ammiratore. Ma c'è un amore timido fra altri due personaggi, mai confessato, che sfocia in un matrimonio festeggiato da tutti.
Buon ritmo, ottime scelte musicali e massima capacità di integrazione sono la base del successo del primo spettacolo. Ed anche Diviggiano ha riconosciuto che quella del giullare rappresenta per il suo gruppo «una dimensione finora del tutto sconosciuta per noi. È come esibirci alla Scala, perché finora avevamo fatto rappresentazioni soltanto nelle scuole, ma da tempo seguivamo il Giullare e, finalmente, abbiamo avuto modo di esibirci davanti a questo pubblico, sicuramente molto competente».
Ieri è andato in scena il secondo spettacolo in concorso, «Ali mentali, un volo disabile» presentato dalla comunità Capodarco, di Roma, e diretto da Roberta Montesi. Si tratta della stessa compagnia che vinse la prima edizione del Giullare, nell'ormai lontano 2009, ed è proprio la rassegna dei dieci anni del Giullare che rappresenta un altro elemento di grande attrazione nel centro Jobel allestito quest'anno.
Nella sala De Camelis ci sono tutte le locandine di ciascuna manifestazione e tante foto ricordo dei momenti più belli di questi primi due lustri, insieme con quelle realizzate da coloro che hanno partecipato al laboratorio di fotografia condotto da Claudio Ladisa, proprio a beneficio degli ospiti della casa per la vita e del centro diurno del Jobel.







