Sette attori sul palcoscenico, di cui sei hanno un disagio ed un altro, apparentemente normale, si trascina dietro problemi forse ancora superiori, a cominciare dalla prostata. Nessuno di loro ha difficoltà ad ammettere i propri limiti fisici e mentali, e così lo spettacolo prende forma.
In realtà, il punto di partenza è un altro spettacolo, quello al quale i sette avrebbero dovuto assistere seduti nella platea di un teatro. Ma lo spettacolo da vedere non parte e, allora, decidono di essere loro stessi gli attori di un altro spettacolo.
Parte così «Noi» la terza opera in rassegna al Giullare, il festival nazionale contro tutte le barriere in corso di svolgimento al centro Jobel, in via di Vittorio. A proporlo, la cooperativa sociale Lambro, di Monza, in una rappresentazione diretta da Ilaria Mauri che prende progressivamente corpo e mostra il talento di ragazzi e ragazze che si mettono in gioco e, ciascuno raccontando il proprio «io», determina il «noi» finale in un coro contro sempre più forte ed affiatato i luoghi comuni ed a favore della piena integrazione.
Lo spettacolo è delicato ed emozionante, ma anche dissacratore e provocatorio. Queste opposte tensioni si incrociano perfettamente e rendono pienamente il messaggio che la regista e i suoi attori vogliono trasmettere al pubblico, che si integra perfettamente con loro al punto che, nella parte finale della rappresentazione, gli attori sono fra gli spettatori, ritornando idealmente, ma al termine del percorso artistico voluto, all'origine dello spettacolo.
Ieri sera è andata in scena la quarta delle sei opere in concorso, “Grand hotel”, a cura della cooperativa sociale Andirivieni onlus, di Rivarolo Canavese, in provincia di Torino, per la regia di Marcello Turco, con sorprendenti analogie con lo spettacolo appena riassunto.
Infatti, un gruppo di persone, non meglio definito, in una normalissima domenica pomeriggio, apparentemente uguale a tante altre e quindi persino noiosa, decidono di aprire un albergo. Ogni persona ne diventa, così, un personaggio: chi alla reception; chi in direzione; chi al ristorante; chi all’ascensore. E poi le stanze, luoghi all’interno dei quali portare se stessi, cercare ricordi, trovare pensieri.
Questa sera invece, venerdì 20 luglio, sempre alle 21.15 con ingresso gratuito, sarà la volta di «Incessante, se credessi in un Dio», diretto da Lamberto Giannini, a cura della compagnia Mayor von Frinzius, dell’associazione Haccompagnami, proveniente da Rosignano Solvay.
«Tutti siamo inevitabilmente connessi da un ritmo “incessante” - spiega il regista -, pieno di vita ma, soprattutto, voglia di vivere che continua a battersi attraverso la quotidianità, malgrado ciò che inevitabilmente rema contro. Noi ci auguriamo di entrare nei cuori degli spettatori, staccarli dalla routine e restituire loro la vita piena».
E domenica prossima, 22 luglio, andrà in scena la serata finale, che determinerà il vincitore della manifestazione. A decretarlo la giuria formata da Maria Elena Germinario, attrice e regista, Mario e Giuseppe Francavilla, attori e registi, Giuseppe Del Curatolo, vignettista e regista, Beppe Sbrocchi, regista, Felice Di Lernia antorpologo ed assessore alle culture del Comune di Trani.















