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Il Giullare e Trani regalano a Livorno uno storico bis. Tutti i verdetti della serata finale

«Per avere saputo toccare diversi registri, dal drammatico al grottesco passando per la satira, il nonsense, il rock e il puro divertimento, in un incontro dissacrante tra fisicità espressiva degli attori e cornice onirica della scena. Lavoro riuscito di integrazione delle differenze, che anche attraverso il linguaggio coreutico supera in maniera eccellente ogni rischio di facile moralismo».

Con questa motivazione «Incessante, se credessi in un Dio», proposta dalla compagnia Mayor von Frinzius, dell'associazione Haccompagnami, proveniente da Livorno e diretta da Lamperto Giannini, ha vinto l'edizione 2018 del Giullare, il festival nazionale «contro tutte le barriere» la cui serata finale della decima edizione, presentata da Marco e Chicco, è andata in scena ieri sera, al centro Jobel di via Di Vittorio, con un ricco spettacolo chiuso dal verdetto più atteso della giuria.

Per la seconda volta in tre anni (il precedente successo era arrivato nel 2016, con «Resistenti. Vola pirata», il «Premio miglior spettacolo» è andato alla compagnia toscana che è tornata a stregare il pubblico con i suoi 65 attori in scena ed un ritmo incessante, proprio come prefigurato dal titolo, all'interno di uno spettacolo che non ha lasciato nulla caso, preparato e proposto con una cura dei particolari a tratti maniacale. Lo stesso spettacolo si è fregiato, anche, del premio del pubblico.

Il secondo premio è andato a Grand Hotel, portato a Trani dalla cooperativa sociale Andirivieni onlus, di Rivarolo Canavese, diretto da Marcello Turco, «Per aver saputo raccontare i diversi luoghi dell’immaginario interiore senza parlare esplicitamente del "sé", ma coinvolgendo lo spettatore in un viaggio in cui ognuno può riconoscersi in ricordi ed emozioni».

E, a proposito di emozioni, il Premio emozione è stato appannaggio di «Ali mentali. Un volo disabile», della comunità Capodarco, di Roma, diretto da Roberta Montesi, «per avere coinvolto il pubblico coniugando emozioni, contenuti e storie, cogliendo le emergenze più attuali in modo onirico ed emozionale».

Ha portato a casa il Premio miglior attore Carlotta Sganga, la ragazza che ha interpretato Polly, protagonista dello spettacolo di chiusura del festival «Una star da tre soldi», proposto dal circolo culturale giovanile Porta Romana onlus, di Milano, per la regia di Alessio Corini, «per la sua spiccata e coinvolgente capacità interpretativa e per avere saputo brillantemente cogliere l’essenza del personaggio, identificandosi nelle sue speranze e responsabilità».

La stessa opera ha vinto il riconoscimento per il migliore allestimento scenico, «per l’ attenzione nei particolari, in cui niente è affidato al caso, ma diviene il risultato perfetto di un lavoro scenico curato e costante, coerente con il progetto dello spettacolo, adeguato ed efficace».

La scelta per il Premio miglior regia è caduta su Ilaria Mauri, che ha diretto «Noi», a cura della cooperativa sociale Lambro onlus, di Monza, «per il lavoro accurato e sintetico, che ha saputo combinare con grande forza poetica ed evocativa lo spessore simbolico della vicenda, la gestualità degli attori e la bella ambientazione visiva, fedele ai canoni del teatro situazionale e per l’efficace valorizzazione degli attori e delle loro caratteristiche».

A decretare i verdetti la giuria formata da Maria Elena Germinario, attrice e regista, Mario Francavilla, attore e regista, Giuseppe Del Curatolo, vignettista e regista, Beppe Sbrocchi, regista, Felice Di Lernia, antorpologo ed assessore alle culture del Comune di Trani.

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