«Le spiagge sono di tutti!» È in questo dossier che Legambiente mette in evidenza il tema del diritto dei cittadini ad accedere alle spiagge. Il numero delle concessioni cresce ma nessuno controlla come questo processo sta andando avanti. In alcuni Comuni si arriva al 90 per cento di spiagge occupate da concessioni balneari.
Nessuno si occupa dell’intreccio delle grandi e diverse questioni ambientali che troviamo sulle coste: erosione (che diventerà sempre più rilevante con i cambiamenti climatici), inquinamento, aggressione del cemento.
In molti Comuni le uniche aree non in concessione sono quelle vicino allo scarico di fiumi, fossi o fognature e quindi dove ci si può sdraiare a prendere il sole ma la balneazione è vietata perché il mare è inquinato. Ma anche qui nessuno controlla che le spiagge libere non siano relegate in porzioni di costa di “serie B”, mentre i numerosi cittadini che vogliono fruirne meriterebbero di trovarle almeno in luoghi monitorati e balneabili.
E poi rimane il problema dei controlli sulle spiagge date in concessione. È sotto gli occhi di tutti la distesa interminabile di stabilimenti balneari che impediscono la possibilità di arrivare al mare o riducono a pochi metri quadrati le spiagge dove stare liberamente e gratuitamente. In modo progressivo cabine e strutture, ristoranti, centri benessere e discoteche stanno occupando larghe fette della battigia. Il rischio è che si continui in una corsa a occupare ogni metro delle spiagge italiane con stabilimenti che, in assenza di controlli come avvenuto fino ad oggi, di fatto rendono le coste italiane delle coste privatizzate. Quando invece le spiagge sono di tutti.
Legambiente nel dossier fa notare che uno dei problemi principali del settore è l’assenza di riferimenti normativi nazionali che fissano quale quota di spiaggia debba essere mantenuta libera per l’accesso di tutti. Ogni Regione è quindi intervenuta con delle norme. La Puglia è, nel dossier, tra i casi virtuosi: da 12 anni, grazie alla legge regionale 17/2006 (la cosiddetta “legge Minervini”) ha stabilito il principio del diritto di accesso al mare per tutti e fissa una percentuale di spiagge libere maggiore (60 per cento) rispetto a quelle da poter dare in concessione (restanti 40 per cento).

