Un fegato per salvare due piccole vite. Sarà questo, forse, l'atto d'amore più grande che nasce dalla morte di Giuseppe Ruta.
Dell'espianto degli organi dello sfortunato ragazzo, avvenuto ieri al Policlinico di Bari, potranno giovarsi, fra gli altri, due bambine, rispettivamente di Roma e Palermo, all'indirizzo delle quali saranno destinate porzioni di fegato da impiantare nei loro corpi, tuttora sofferenti.
A seguito del cosiddetto «splittaggio», la parte sinistra del fegato è andata nella Capitale, la destra in Sicilia. Oltre questo, Giuseppe Ruta ha donato il cuore, che ha preso la strada di Bergamo, ed i polmoni, a Padova, mentre reni e cornee saranno reimpiantati nella stessa Bari.
«Dovremmo imparare dai genitori di questo ragazzo ed inchinarci a loro, di fronte al coraggio che hanno mostrato», ha commentato il professor Loreto Gesualdo, che ha coordinato l'espianto multi organo eseguito ieri al Policlinico, e grazie alla cui efficienza ed efficacia prende sempre più corpo la speranza di restituire aspettative di vita e qualità di vita a ben sei persone.
Una generosità senza confini quella dei genitori di Giuseppe Ruta, anche a seguito dell'autorizzazione all'espianto accordata dalla Procura della Repubblica di Bari, che non aveva ritenuto necessario sottoporre ad autopsia il corpo del ragazzo, morto per incidente stradale oggetto di indagine.
Una scelta che richiama alla memoria quella dei familiari di Claudio Pomarico, quasi coetaneo di Giuseppe quando fu, anch'egli, travolto e ucciso da un veicolo, a Trani, il 4 agosto 1995. In altro spazio raccontiamo la sua storia e, soprattutto, perché la sua famiglia scelse di donarne gli organi.
A distanza di 23 anni, un ideale ponte fra due tragedie, accomunate da un dolore immenso che va a braccetto, però, con un amore senza tempo, né confini.
