Il dramma di Genova merita rispetto e a distanza di settimane dal tragico evento costato la vita alle 43 vittime incolpevoli, trascorso il tempo per metabolizzare l’immane disgrazia, ma non la rassegnazione per dover assistere a fatti ascrivibili solo all’incuria, alla trascuratezza, alle pastoie burocratiche e forse alla corruzione (ma questa dovrà accertarla la magistratura), occorre riprendere ad occuparsi anche delle cose a noi più vicine per non trovarsi a piangere il giorno dopo, come purtroppo spesso avviene in questo nostro Paese messo in ginocchio dalla politica corrotta, da quella incompetente e populista, dagli imprenditori senza scrupoli, dalla burocrazia, dall’assenza di una strategia politica ambientale per prevenire e limitare le gravi conseguenze dei mutamenti climatici e del degrado strutturale di molte opere realizzate negli anni della ricostruzione post-bellica.
Parlarne prima si sarebbe prestato ad accuse di strumentalizzazione di un tragico evento per proporre argomenti triti e ritriti, purtroppo volutamente sottovalutati, quando non ignorati.
Una breve cronistoria delle circostanze che ci occupano è utile alla comprensione della gravità di una situazione, che al di là dei contorni Kafkiani che ha assunto, espone tutti i cittadini di Trani a gravi e letali rischi per la salute, in particolare delle più giovani generazioni.
Il 22 maggio 1999 alcuni cittadini di Trani rappresentarono al Sindaco pro-tempore e al Responsabile igiene pubblica lo stato di degrado igienico e strutturale dell’area centrale della città delimitata dalle vie Cavour, Mosè da Trani, Cesare Lambertini e Calatafimi. Successivamente, la chiusura del Supercinema e il conseguente abbandono, unito al già pessimo stato di conservazione della copertura in cemento-amianto dell’immobile, mai oggetto di manutenzione secondo quanto previsto dalla legge 257/92, ha indotto i cittadini residenti a costituirsi in comitato spontaneo sostenuto dal Codacons delegazione di Trani, dal Comitato Bene comune di Trani e dall’Associazione esposti amianto e danni per la salute.
Nonostante i numerosi esposti e le segnalazioni per la pericolosa caduta di vetri, cornicioni, intonaci sulle vie circostanti, la presenza di topi, insetti, scorpioni (per ammissione della stessa proprietà del Supercinema), volatili di ogni specie, lo stato di degrado e abbandono ha fatto in modo che la zona sia diventata sito per la conduzione dei cani per “le deiezioni da non raccogliere”.
Per rendersene conto, basta attraversare il quartiere avendo cura di guardare a terra per non calpestare le deiezioni da portare a casa, e in alto, per evitare di essere colpiti dalla caduta di parti in disfacimento degli stabili.
Questo sinteticamente riferito è lo stato del rione cittadino, ma la vicenda “copertura in cemento-amianto” richiede una particolare attenzione. Il sordo atteggiamento delle amministrazioni interessate negli anni ha trovato l’unico sbocco del comitato dei residenti nella Magistratura attraverso numerosi esposti (il primo dei quali chiuso il 5.05.2015 con decreto penale n.926 con una oblazione comminata alla legale rappresentante della proprietà senza, peraltro, che questa ponesse fine alla condotta omissiva della bonifica) che a tutt’oggi non hanno sortito effetto per motivi incomprensibili all’uomo della strada. Dopo ben tre proposte di archiviazione da parte del pm presso la Procura della Repubblica di Trani, tutte opposte dal Comitato davanti al gip che ha di volta in volta condiviso le ragioni di opposizione, la copertura in cemento-amianto è ancora là, sempre più degradata e minacciosa a rilasciare fibre.
Il gip presso il Tribunale di Trani, dott.ssa Maria Grazia Caserta, nel dispositivo che in data 16.01.2018 aveva rigettato la seconda proposta di archiviazione del fascicolo oltre a chiedere lo svolgimento di una perizia tecnica chiedeva che venisse accertato “il livello di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente”.
In seguito al citato dispositivo del gip, il 14 febbraio 2018 la Polizia locale consentiva che il tecnico nominato dal pm eseguisse la perizia alla presenza del tecnico della proprietà, ma senza alcun rappresentante dei cittadini. La segnalazione di quella circostanza al gip e al pm da parte del Comitato fece in modo chesi svolgesse una nuova perizia del tecnico nominato dal pm, che avvenne l’8 marzo 2018 attraverso una rilevazione strumentale, il prelievo di “materiale” caduto dalla copertura degradata in cemento-amianto sul terrazzo circostante e una ispezione complessiva (stato dell’intradosso non esposto a fattori atmosferici, struttura di sostegno dei pannelli in cemento-amianto, ecc.) di tutta la copertura per una più completa valutazione dei rischi.
Va riconosciuto, per onestà intellettuale, che il tecnico della Procura fece una ricostruzione fedele e dettagliata del grave stato dei luoghi, che alle preoccupazioni della dispersione di fibre di amianto, sulla quale ci intratterremo più avanti, aggiunse quelle più angoscianti del collasso della struttura lignea di sostegno che richiede urgente rimozione.
Infatti, questa malaugurata eventualità del paventato cedimento strutturale a causa della ritardata rimozione costituirebbe l’esplosione di una bomba ecologica e di conseguenza un disastro ambientale dal quale nessun cittadino può considerarsi al riparo.
È evidente come la perizia del ct di fatto aveva dato ragione ai cittadini di Trani circa la pericolosità di quella copertura risalente al 1936.
Circa la dispersione di fibre di amianto della copertura va detto, senza polemica e con gran rispetto per il lavoro svolto, che la relazione presenta una contraddizione laddove riporta la seguente affermazione “la copertura è degradata ma non rilascia fibre”.
È innegabile, per dirla come avrebbe fatto il compianto Catalano, che se sono sano non sono ammalato e se sono ammalato non sono sano, così come, nel caso che ci intrattiene se la copertura è degradata rilascia fibre di amianto e se non è degradata non rilascia fibre!
L’affermazione è stata smentita in numerose circostanze dalla comunità scientifica mondiale che si occupa dell’amianto e dal dr. Vito Totire autorevole studioso della materia noto in tutta Europa, medico psichiatra, ambientale e del lavoro, presidente dell’Associazione nazionale esposti amianto. Infatti, gli esperti affermano che fare misurazioni estemporanee delle fibre aerodisperse è un metodo non attendibile e sconsigliato per decreto addirittura dal 1994 per un semplice motivo: la dispersione non è continua (come se fosse da una flebo, cioè goccia a goccia); è invece una dispersione che possiamo definire a poussées, cioè “a zaffate”; rispetto a questa dinamica il controllo per brevi lassi di tempo delle fibre aerodisperse non solo è inutile, è anzi fuorviante. Possiamo aggiungere, a maggior ragione quando la superficie della copertura a poche ore dalla fine delle piogge mantiene quella umidità che allontana (relativamente) nel tempo il rilascio di nuove fibre.
In realtà le rilevazioni strumentali eseguite dall’ing. Francesco Baldinie dalla sua equipe avvennero dalle ore 9,00 alle 16.00 circa del giorno 8 marzo 2018, primo giorno di buon tempo dopo diversi giorni di abbondanti piogge e vento abbattutesi sulla città, ivi compresa una pioggia battente nella nottata precedente (all’uopo è consultabile su internet il calendario delle piogge).
Di più, le abbondanti piogge avevano dilavato la superficie del terrazzo circostante la vasta copertura e avevano fatto confluire l’abbondante “sabbiolina di amianto” caduta e depositatasi precedentemente, frutto dello sgretolamento delle lastre in cemento-amianto, nei collettori alluvionali, nelle falde e nel mare.
L’affermazione, quindi, contenuta nella relazione “la copertura è degradata, ma non rilascia fibre”, non è peregrina perché in realtà aveva fotografato o meglio cristallizzato una situazione “de facto” in quelle ore, ma come affermato in precedenza non poteva essere attendibile.
Non trascurabile deve intendersi il responsabile richiamo del tecnico incaricato dal pm alle attese di bonifica dei cittadini e all’inizio di questa lotta di civiltà risalente come da lui stesso affermato al giugno del 1999.
Circa l’accertamento de “il livello di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente”, richiesto dal gip nel richiamato dispositivo del 16.01.2018 occorre riferire che correttamente il professionista (ingegnere), si era astenuto dal fare valutazioni fuori dalle sue competenze; d’altra parte il pm nel conferimento dell’incarico aveva dimenticato questa espressa richiesta del gip e di conseguenza la nomina di una competenza specifica.
Il 21 settembre 2018 sarà trascorso un anno dallo svolgimento dell’incontro del Sindaco di Trani con i rappresentanti del Comitato, con le associazioni Codacons e Bene Comune che sostengono le ragioni dei cittadini, ma nulla è stato fatto e il rischio collasso della struttura lignea di sostegno della copertura in cemento-amianto apre prospettive inquietanti sulla città soprattutto dopo lo stress termico dell’estate che volge al termine, in relazione all’imminente inizio delle stagioni autunno/inverno e ai fenomeni atmosferici che anche da noi vanno assumendo caratteristiche di notevole intensità, quando non estreme, a causa dei mutamenti climatici.
La struttura lignea della chiesa di S. Giuseppe dei falegnami in Roma era stata restaurata qualche mese fa e il 31 agosto 2018 è collassata, per fortuna senza vittime e purtroppo con danni ingenti al patrimonio artistico culturale; quella del supercinema è infracidita come affermato dalla perizia e riferito dal Sindaco prima di Pasqua!
Per quanto ancora i cittadini di Trani dovranno augurarsi, ma è velleitario, che non piova, non grandini, non nevichi, non spiri vento forte e tanto meno non si sviluppino trombe d’aria sulla città?
Questa vicenda spiega perché in Italia accadono eventi come quello di Genova.
Il tempo inutilmente trascorso dimostra la mancanza di iniziative e tentativi concreti della pubblica amministrazione a tutela della salute e dell’incolumità dei cittadini, ma solo la tolleranza nei confronti della proprietà interessata solamente a prendere o perdere tempo. Ancora una volta la tattica dilatoria della proprietà e dei suoi legali ha vinto sul diritto sacrosanto dei cittadini alla tutela della salute, diritto mortificato invece da chi ne ha la responsabilità.
I cittadini di Trani non vogliono piangere il giorno dopo! L’inchiostro, le parole, gli esposti, gli incontri e i dibattiti di tutti questi anni la dicono ormai lunga sulla ricaduta delle responsabilità.
Comitato residenti – Antonio Carrabba
Comitato bene comune – Maria Teresa De Vito
Codacons Delegazione di Trani – Avv. Nicola Ulisse

