Si avvicina alla sentenza il rito abbreviato, in corso di svolgimento nell'aula bunker di Bitonto, che vede alla sbarra sette imputati della banda degli estorsori di Trani oggetto di due diverse operazioni, unificate in un unico procedimento penale nell'ambito del corposo fascicolo aperto dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari.
Ieri è stato il turno del pubblico ministero, Giuseppe Maralfa, ad effettuare la controreplica prevista dopo averla depositata giorni addietro. E la vera novità del giorno è stato il collegamento in videoconferenza, da un luogo non meglio precisato, del collaboratore di giustizia Vito Corda imputato nello stesso processo, che ha rilasciato spontanee dichiarazioni rese sostanzialmente a confutare - secondo la sua versione - quelle rilasciate lo scorso giugno da un altro componente la banda, Pasquale Pignataro.
Il secondo pentito aveva puntato a mutare il quadro dell'accusa, sostenendo che il vero clan era composto da un numero ristretto di persone, con a capo Corda, e fiancheggiatori tra cui lo stesso Pignataro, che aveva in ogni caso ammesso le estorsioni contestategli.
Corda, al contrario, ieri ha respinto tali addebiti tornando a configurare lo scenario così come ipotizzato in partenza e aggiungendo anche, con riferimento all'omicidio di Antonio Mastrodonato, di cui recentemente sono state emanate le sentenze, con una condanna anche a carico del fratello, Alessandro, che la pistola che lo uccise non era sua e, a differenza di quanto affermato da Pignataro, non aveva mai posseduto Kalashnikov, né tanto meno presunti arsenali come era stato fatto credere.
Le difese replicheranno il prossimo 16 novembre, il 30 novembre è prevista la sentenza. Le richieste del Pm vanno da 2 anni e 8 mesi a 8 anni di reclusione.

