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Caso Lampare al fortino, il Gip chiede di imputare Trani a capo per diffamazione

L'ex candidato sindaco e portavoce del movimento Trani a capo, Antonio Procacci, e i consiglieri comunali Aldo Procacci Maria Grazia Cinquepalmi saranno rinviati a giudizio per effetto della richiesta del Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Trani, Raffaele Morelli, all'indirizzo del pubblico ministero, di imputare per diffamazione i tre rappresentanti del movimento politico.

Il procedimento nasce dall'attività politica che Trani a capo spese, dal 2016, sulla vicenda dei canoni non versati dal conduttore della chiesa di Sant'Antuono, di proprietà comunale, presso la quale ha sede un famoso ristorante.

La società denunciò i rappresentanti ed il movimento politico per diffamazione e rivelazione di segreti d'ufficio, ma il pubblico ministero aveva richiesto l'archiviazione.

Il Gip, invece, accogliendo l'opposizione della società, difesa dall'avvocato Giuseppina Chiarello, ha chiesto al sostituto procuratore titolare del fascicolo di formulare l'accusa di diffamazione, mentre invece è pienamente archiviata quella di rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio, altresì riproposta dal difensore della società.

Nel merito della questione sollevata dal movimento, il Gip fa notare che, «relativamente alla dichiarata assenza del rilascio di una autorizzazione da parte della soprintendenza (secondo quanto riferito da Trani a capo, ndr), trattasi di circostanza smentita dalla mole di documentazione allegata dal denunciante».

In un provvedimento del 14 febbraio 2006 la Soprintendenza «rilascia l'autorizzazione per la realizzazione di una struttura per la ristorazione, documento dal quale - sottolinea il Gip - si desume la perfetta consapevolezza dell'ente circa la destinazione del bene pubblico».

Altresì, il 14 dicembre 2016, arriva anche una nota della Guardia di finanza, che rileva che «l'iter seguito per la realizzazione della struttura per la ristorazione rispecchia quanto previsto per legge, e la gestione della stessa non evidenzia alcune irregolarità». Tali circostanze, a detta del Gip, il movimento non le avrebbe riferite.

Secondo quanto disposto dal Gip, l'atitvità politica del Movimento Trani a capo, insistendo ripetutamente su fatti appartenenti al passato e già cristallizzati, si profilerebbe come denigratoria e strumentale per un diverso fine politico, nonostante l'organismo civico si interessasse, contemporaneamente, anche ad altre simili vicende di conduttori morosi.

Diversamente, per l'altro capo di imputazione, «non sussistono i presupposti per ritenere configurabile il reato come richiesto dal difensore - scrive il Gip -, avendo gli indagati dato conto, tenuto conto delle loro rispettive qualità, delle modalità di acquisizione dei documenti.

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