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Cinque anni fa la tragedia di Lampedusa. Parla il muratore di Trani che salvò dodici persone: «Chiunque si trovi in quelle situazioni tenderà sempre una mano»

Non nomina mai Salvini, né fa menzione del governo in carica: si limita ad invocare comprensione ed accoglienza, piuttosto che odio e respingimento. Costantino Baratta, il muratore tranese che da 31 anni risiede a Lampedusa, e che il 3 ottobre 2013 salvò dodici persone dal tragico naufragio di quella mattina al largo dell'isola, ripercorre la sua esperienza alla luce dei fatti di oggi, provando a rileggerli secondo un'ottica diversa rispetto alle tante, troppe cose scontate che si dicono e leggono ovunque.

«Ma l'Italia non si chiuderà mai agli immigrati - dice Baratta -, perché è gente che ha bisogno. Speriamo davvero che non si cavalchi quest' odio, perché i migranti purtroppo scappano da guerre e persecuzioni. Io mi impegnerò sempre ad aiutarli, poi ognuno è libero di fare quello che vuole».

E l'ipotesi di aiutarli a casa loro? «Non è poi così semplice come sembra - risponde Baratta -, perché queste cose le sentivo dire già da ragazzo. Ma la verità è che i nostri governi mandavano sempre soldi in quei paesi, però finivano ai dittatori di turno. Quindi non aiutavano la povera gente che aveva bisogno, ma finanziavano i criminali, ed ecco perché tutti scappano dalle guerre. E poi - aggiunge Baratta -, anche noi italiani non dovremmo più vendere armi a quei paesi, e allora sì che si risolverebbe il problema dell'immigrazione: infatti, non vendendo armi, la gente non fuggirebbe della guerre».

E sempre per la serie "nulla è come sembra", oggi Lampedusa è un'isola pienamente rilanciata anche dal punto di vista turistico: «La situazione è di totale calma - fa sapere Baratta -, con pochissimi arrivi al contrario di quello che vogliono far credere. A maggior ragione, mi chiedo come un barcone con cento persone oggi crei allarme, quando noi ne abbiamo avute a migliaia e non c'è quasi mai stato alcun allarme».

Costantino spesso viaggia perché invitato da licei e scuole superiori di tutta Italia: «Sono stato a Verona, Firenze e Venezia, ad ottobre verranno a Lampedusa numerose scolaresche. Noi trasmettiamo loro l'accoglienza e la possibilità di guardare queste ragazze con occhi diversi. E soprattutto - aggiunge Baratta - raccontiamo loro le storie vere, quelle che noi abbiamo vissuto sulla nostra pelle e condiviso con questi ragazzi».

Storie vere contrapposte alle falsità, quelle che fanno infuriare Baratta: «Troppo facile parlare a distanza e commentare non conoscendo le storie. La ragazza che io ho salvato era stata violentata per tre mesi, ho visto personalmente le cicatrici sui corpi di altri ragazzi che salvai, perché anche loro venivano seviziati. Quando uno, come me, vede queste cose e ascolta queste storie non può esimersi dal raccontarle ed io andrò in giro per tutta l'Italia, se sarà possibile. Finora i ragazzi hanno sempre ascoltato in silenzio, con attenzione. Vuol dire che recepiscono il nostro messaggio di accoglienza: guardare ai migranti con occhi diversi».

Ieri è stato il quinto anniversario di quel giorno, di una tragedia diventata simbolo mondiale dell'immigrazione. Come la ricorda, oggi, Costantino Baratta? «Non potrò mai dimenticare quei ragazzi con gli occhi sgranati e fuori dalle orbite, le braccia alzate, le urla per invocare aiuto, tutti che gridavano "help me" e si aggrappavano a tutto ciò che galleggiava, fra bottiglie, pezzi di legno e bidoni vuoti. Ecco perché, a chi chiede di ributtarli in mare, rispondo di venire con noi in mare perché, trovandosi in scene del genere, anche loro avrebbero teso la mano per aiutarli».


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