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Semplificazione della burocrazia, aderisce anche la Cna di Trani

Ben 65 passaggi in 26 sportelli per l'avvio d'impresa: è questa la “burocrazia” in Italia. Letteralmente, il “potere degli uffici" che nel tempo si è tradotta nell’inadeguatezza dell’amministrazione di gestire efficacemente i processi decisionali nei confronti dei cittadini.

È proprio per mettere alla luce un aspetto cruciale della burocrazia, ovvero quanti e quali sono gli adempimenti e le procedure necessarie all’avvio d’impresa, la Cna ha  presentato l’ Osservatorio “Comune che vai, burocrazia che trovi”.

L’indagine, alla sua prima edizione, è stata condotta sul campo in collaborazione con 52 Cna territoriali. Nello studio si prendono a esempio cinque tipologie d’impresa: acconciatura, bar, autoriparazione, gelateria, falegnameria. Di ognuna è calcolato in dettaglio il numero di adempimenti, degli enti coinvolti e delle operazioni necessarie all’apertura, oltre al costo totale dell’autorizzazione.

Lo studio analizza anche alcuni aspetti dell’apertura d’impresa comuni a tutti gli aspiranti imprenditori, anche del nostro territorio e di altri settori come i calzaturifici: gli adempimenti relativi a salute e sicurezza, la pratica per esporre un’insegna, la ristrutturazione dei locali.

Tutte le attività scontano profonde differenze tra un comune e l’altro, che incidono in termini di tempi, ma anche di denaro. La Bat rientra nella media nazionale

Il risultato di questa pressione è il numero di adempimenti chiesti dalla Pubblica amministrazione: per chi voglia aprire un’attività di autoriparazione sono 86. È il picco. Ma anche chi ha di fronte la strada relativamente più agevole, l’aspirante acconciatore, se ne ritrova di fronte 65. E in questo arco poco invidiabile si posizionano gli altri. Così come si può arrivare a dover spendere

quasi 20mila euro. Una ingente somma che, invece, potrebbe essere adoperata più proficuamente per acquistare macchinari e attrezzature necessari all’attività.

La burocrazia rimane un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita dell’Italia. E presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l’avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione.

Acconciatura

L’apertura di un salone di acconciatura richiede

65 adempimenti. 26 enti coinvolti. Una spesa di 17.000 euro.

Bar

Aprire un bar richiede fino a 71 adempimenti e coinvolge anche 26 enti.

 La spesa sfiora i 15mila euro.

Autoriparazione

Per l’aspirante autoriparatore  fino a 86 adempimenti complessivi da assolvere. Gli enti con i quali può avere a che fare sono 30 e 48 i contatti. Con oltre 18.550 euro di costi da affrontare.

Gelateria

 L’aspirante gelatiere può trovarsi ad affrontare fino a 73 adempimenti, con 26 enti coinvolti e 41 contatti. E con una spesa per le pratiche burocratiche che da sola arriva a superare i 12.500 euro.

Falegnameria

Per aprire una falegnameria gli adempimenti possono arrivare a 78, (come per i calzaturifici), gli enti coinvolti a 26 e a 39 le volte in cui l’aspirante imprenditore si deve confrontare con la Pubblica amministrazione. Il combinato disposto di questa girandola di impegni porta fino a 19.742 euro la spesa per le pratiche burocratiche.

Salute e sicurezza

La normativa italiana in materia di salute e sicurezza si caratterizza per l’eccessiva complessità e per l’assenza di modularità tra le varie imprese. Di conseguenza, viene imposta a tutti i datori di lavoro, senza riguardo per la pericolosità dell’attività o per la dimensione dell’impresa, l’adozione degli stessi obblighi documentali e formativi. La complessità si traduce anche in onerosità. La spesa media per gli adempimenti su salute e sicurezza sul lavoro va da 1.854 euro per attività di gelateria e acconciature, considerate a basso rischio, a 2.119 per i bar, a 4.414 per l’autoriparazione e addirittura a 5.784 euro per la falegnameria (così come per il calzaturificio).

Insegne di esercizio

L’autorizzazione al posizionamento di cartelle, insegne di esercizio e altri mezzi pubblicitari coinvolge fino a dodici enti. Un numero che da solo la dice lunga sulla farraginosità della burocrazia italiana e delle sue imposizioni.

Il quadro offerto dai dati dell’Osservatorio dà l’idea di quanto pesi la burocrazia su chi vuole cominciare a fare impresa.

È una vera e propria emergenza: le imprese, anche del nostro territorio, non riescono ad avviarsi perché la burocrazia ha sostituito ogni buona prassi, dall’avviamento assistito al controllo di produzione. Tutto si basa sulla circolazione di carta all’interno di uffici, nei quali prevale la ricerca esasperata dell’autotutela a scapito dello sviluppo.

Per questo la Cna ritiene necessario innanzitutto valorizzare l’uso della telematica anche per i procedimenti autorizzatori e la standardizzazione delle piattaforme per consentire l’interoperabilità tra banche dati, nonché la funzione di strumento di interfaccia unica con gli enti e uffici titolari dei procedimenti collegati e l’imprenditore.

E propone un intervento strutturale per la semplificazione e la qualità della regolazione: non si tratta soltanto di meno regole, ma di regole chiare e tempi certi, proporzionati all’effettiva dimensione di impresa, e immediatamente percepibili utilizzando un linguaggio più diretto e comprensibile non soltanto per gli addetti ai lavori.

Il presidente Cna Bat -  Michele De Marinis

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